L’irruzione dell’Intelligenza Artificiale (IA) nei paradigmi della giustizia penale impone una riflessione critica sui suoi rischi strutturali e sulla resilienza degli schemi classici. Il contributo analizza il fenomeno della giustizia predittiva – dalle metodologie di Predictive Policing e Risk Assessment Tools sino agli Automated Decision Systems –, eviden-ziandone il “doppio volto”: se da un lato l’IA offre innegabili opportunità in termini di celerità, deflazione del conten-zioso e uniformità giurisprudenziale, dall’altro introduce una potenziale contaminazione del sistema, minacciando il libero convincimento del giudice e la funzione razionale della giurisdizione. Sebbene il legislatore, a livello europeo e nazionale, abbia adottato un approccio cauto ma non preclusivo, l’impiego dell’IA nella fase topica della giurisdi-zione solleva interrogativi cruciali sulla tenuta di principi costituzionali, come l’indipendenza e il libero convincimento del giudice, l’obbligo di motivazione, l’individualizzazione del trattamento sanzionatorio: anche in un regime di mero supporto, l’IA minaccia di svuotare il nucleo umano della decisione, trasformando il giudice in uno “strumento” per conferire cittadinanza formale all’algoritmo. La sfida non risiede nel rifiutare l’IA – scelta anacronistica – ma nel governare l’”ultimo miglio” del giudizio. In questa fase finale, il carattere umano della decisione deve restare inso-stituibile, non per una rivendicazione di superiorità cognitiva dell’uomo, ma per l’ineludibile esigenza etica di tutelare la dignità umana, la quale impone che l’ultima parola, in un conflitto interumano, sia irrevocabilmente pronunciata da un altro uomo.

Giustizia predittiva e fratture degli schemi classici

Turco, Elga
2026-01-01

Abstract

L’irruzione dell’Intelligenza Artificiale (IA) nei paradigmi della giustizia penale impone una riflessione critica sui suoi rischi strutturali e sulla resilienza degli schemi classici. Il contributo analizza il fenomeno della giustizia predittiva – dalle metodologie di Predictive Policing e Risk Assessment Tools sino agli Automated Decision Systems –, eviden-ziandone il “doppio volto”: se da un lato l’IA offre innegabili opportunità in termini di celerità, deflazione del conten-zioso e uniformità giurisprudenziale, dall’altro introduce una potenziale contaminazione del sistema, minacciando il libero convincimento del giudice e la funzione razionale della giurisdizione. Sebbene il legislatore, a livello europeo e nazionale, abbia adottato un approccio cauto ma non preclusivo, l’impiego dell’IA nella fase topica della giurisdi-zione solleva interrogativi cruciali sulla tenuta di principi costituzionali, come l’indipendenza e il libero convincimento del giudice, l’obbligo di motivazione, l’individualizzazione del trattamento sanzionatorio: anche in un regime di mero supporto, l’IA minaccia di svuotare il nucleo umano della decisione, trasformando il giudice in uno “strumento” per conferire cittadinanza formale all’algoritmo. La sfida non risiede nel rifiutare l’IA – scelta anacronistica – ma nel governare l’”ultimo miglio” del giudizio. In questa fase finale, il carattere umano della decisione deve restare inso-stituibile, non per una rivendicazione di superiorità cognitiva dell’uomo, ma per l’ineludibile esigenza etica di tutelare la dignità umana, la quale impone che l’ultima parola, in un conflitto interumano, sia irrevocabilmente pronunciata da un altro uomo.
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