Il Bildungsromantradizionale (Castle, 2006) ha veicolato un mo-dello di formazione individuale coerente con le esigenze di una mo-dernità borghese: un “compromesso vivente” tra interiorità e mo-bilità sociale, in cui la gioventù rappresenta la stagione simbolica della costruzione del sé (Cambi, 2012). Tuttavia, Gli uomini pescedi Wu Ming 1 disarticola questa traiettoria, proponendo una narra-zione che si sviluppa come esperienza di de-formazione, decostru-zione e sopravvivenza. Il romanzo si inserisce così in quella linea cheMcWilliams ha definito di «contested and renegotiated Bil-dungsroman», capace di «esporre piuttosto che sostenere modelli convenzionali di crescita e sviluppo» (McWilliams, 2009, p. VII).Attraverso la vicenda di Antonia, giovane donna cresciuta in un territorio marginale e minacciato –il Delta del Po –Wu Ming 1 articola una riflessione pedagogica sulla perdita dei legami, dei ter-ritori, del corpo. La crescita avviene “in una parentesi”, un territo-rio alle foci del Po che rischia di essere cancellato, dove il contesto è frammentato, disturbante, perturbante. Non vi è conquista pro-gressiva dell’identità bensì un incessante confronto con la disgre-gazione, con l’“ipocorporeità”, con la crisi climatica, sociale e sim-bolica. In questo modo, Gli uomini pesceopera una mitopoiesi resi-stente, in cui il corpo e il paesaggio divengono archivi della memo-ria operante (Tomarchio, 2014), erotica, sensuale, politica (Red-field, 1996). De-formarsi per esistere207Il dispositivo pedagogico della narrazione si dispiega non nel formare, ma nel trasformare: produce soggettività che non si iden-tificano con un destino lineare e si interrogano nel disordine. Come scrive Moretti (1999), la forza del Bildungsromansta nel rendere «narrativamente attiva la realtà quotidiana» e nel costruire una «pas-sione calma» (Moretti, 1999, p. XXV). Ma Gli uomini pescesovverte questa calma: inserisce nel romanzo “l’effetto perturbante”, spiazza, chiama alla “lettura sul chi vive”.La sua narrazione estroflessa, che vive fuori da sé, disegna uno spazio pedagogico liminale in cui la formazione non è trasmissione di valori, ma gesto critico, attraversamento del trauma, possibilità di un pensiero anfibio tra terra e acqua, corpo e territorio, storia e memoria. In questo contesto, il percorso formativo e narrativ pro-posto da Wu Ming 1 è profondamente politico: svela e denuncia la continuità della cultura fascista nelle istituzioni, mette in scena la dialettica tra mitologie maschili tossiche (Burgio, 2021) e immagini del femminile sacrificale o salvifico, e recupera la memoria parti-giana come forma di resistenza simbolica.In un’epoca dominata da frammenti narrativi brevissimi e algo-ritmici, Gli uomini pescechiede tempo, attenzione, resistenza. È un romanzo che, più che formare, de-forma per liberare: e in questo gesto, profondamente pedagogico, si situa il suo valore per chi educa, narra, legge e insegna.
DE-FORMARSI PER ESISTERE.IL VALORE PEDAGOGICO DELLA CRISINEL ROMANZO DI WU MING 1
Anna Paola Paiano
2026-01-01
Abstract
Il Bildungsromantradizionale (Castle, 2006) ha veicolato un mo-dello di formazione individuale coerente con le esigenze di una mo-dernità borghese: un “compromesso vivente” tra interiorità e mo-bilità sociale, in cui la gioventù rappresenta la stagione simbolica della costruzione del sé (Cambi, 2012). Tuttavia, Gli uomini pescedi Wu Ming 1 disarticola questa traiettoria, proponendo una narra-zione che si sviluppa come esperienza di de-formazione, decostru-zione e sopravvivenza. Il romanzo si inserisce così in quella linea cheMcWilliams ha definito di «contested and renegotiated Bil-dungsroman», capace di «esporre piuttosto che sostenere modelli convenzionali di crescita e sviluppo» (McWilliams, 2009, p. VII).Attraverso la vicenda di Antonia, giovane donna cresciuta in un territorio marginale e minacciato –il Delta del Po –Wu Ming 1 articola una riflessione pedagogica sulla perdita dei legami, dei ter-ritori, del corpo. La crescita avviene “in una parentesi”, un territo-rio alle foci del Po che rischia di essere cancellato, dove il contesto è frammentato, disturbante, perturbante. Non vi è conquista pro-gressiva dell’identità bensì un incessante confronto con la disgre-gazione, con l’“ipocorporeità”, con la crisi climatica, sociale e sim-bolica. In questo modo, Gli uomini pesceopera una mitopoiesi resi-stente, in cui il corpo e il paesaggio divengono archivi della memo-ria operante (Tomarchio, 2014), erotica, sensuale, politica (Red-field, 1996). De-formarsi per esistere207Il dispositivo pedagogico della narrazione si dispiega non nel formare, ma nel trasformare: produce soggettività che non si iden-tificano con un destino lineare e si interrogano nel disordine. Come scrive Moretti (1999), la forza del Bildungsromansta nel rendere «narrativamente attiva la realtà quotidiana» e nel costruire una «pas-sione calma» (Moretti, 1999, p. XXV). Ma Gli uomini pescesovverte questa calma: inserisce nel romanzo “l’effetto perturbante”, spiazza, chiama alla “lettura sul chi vive”.La sua narrazione estroflessa, che vive fuori da sé, disegna uno spazio pedagogico liminale in cui la formazione non è trasmissione di valori, ma gesto critico, attraversamento del trauma, possibilità di un pensiero anfibio tra terra e acqua, corpo e territorio, storia e memoria. In questo contesto, il percorso formativo e narrativ pro-posto da Wu Ming 1 è profondamente politico: svela e denuncia la continuità della cultura fascista nelle istituzioni, mette in scena la dialettica tra mitologie maschili tossiche (Burgio, 2021) e immagini del femminile sacrificale o salvifico, e recupera la memoria parti-giana come forma di resistenza simbolica.In un’epoca dominata da frammenti narrativi brevissimi e algo-ritmici, Gli uomini pescechiede tempo, attenzione, resistenza. È un romanzo che, più che formare, de-forma per liberare: e in questo gesto, profondamente pedagogico, si situa il suo valore per chi educa, narra, legge e insegna.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


