Diversi studi hanno dimostrato come la famiglia sia colonna portante della società e del percorso evolutivo dall’infanzia al raggiungimento dell’età adulta. Tuttavia, gli studi sull’infanzia abbandonata hanno portato alla luce le voci di coloro che una famiglia in senso tradizionale non hanno potuto averla e hanno ricevuto ricevuta da enti, istituti ed ospizi privati o governativi un’educazione e un’istruzione. Questa apparente crisi della famiglia, che si manifesta con la sua assenza, offre però ai giovani orfani una alternativa per crescere e compiere il proprio percorso evolutivo attraverso una diversa idea di famiglia, dunque, ma pur sempre una famiglia, nella quale il ruolo di padre e madre era affidato allo Stato, ai Di-rettori, ai Sorveglianti, al personale di queste strutture, che spesso si occupavano anche di fornire agli orfani un’istruzione o l’insegnamento di una professione. Alla fine dell’Ottocento vi erano nel Regno 973 opere pie, sotto le denominazioni di orfanotrofi, ospizi, ritiri, educandati, partenotrofi, che avevano lo scopo di provvedere al ricovero, al mantenimento, all'istruzione ed all'educazione professionale dei bambini e delle bambine, di povera condizione, orfani o abbandonati dai genitori naturali e da altri parenti. Le nuove metodologie della ricerca storico-educativa stanno portando alla luce testimonianze dei vari ambienti nei quali bambini e adolescenti furono ac-compagnati nel loro percorso di crescita ed educati a far parte della società. Il presente contributo si propone analizzare l’educativo all’interno di strutture predisposte alla cura e al ricovero di orfani e tro-vatelli in Lecce, in particolare relativamente all’Ospizio Garibaldi, comparandolo agli istituti simili e contemporanei nel panorama nazionale nella seconda metà dell’Ottocento, quali l’Orfanotrofio Loffredo degli Orfani e Trovatelli in Cardito (Napoli), degli Ospizi per l’Infanzia Abbandonata della Provincia di Genova, de L’Istituto de’ Trovatelli di Palermo, dell’Ospizio provinciale della Terra di Bari e di Torino. Attraverso gli scopi e gli statuti di questi istituti si cercherà di ricostruire in che modo tali enti si sosti-tuivano all’educazione familiare quando la famiglia veniva a mancare. Il lavoro di ricerca sulle carte conservate presso l’Archivio di Stato di Lecce proseguirà con la disa-mina di ulteriori fascicoli riguardanti l’Istituto Garibaldi. Tali fascicoli rappresenteranno un esempio pratico dell’attività educativa all’interno del ricovero leccese, alla luce di quanto precedentemente osser-vato attraverso l’analisi degli istituti e le normative. I documenti analizzati riguarderanno prevalente-mente le pratiche di alcuni ricoverati, il sistema di premi e castighi utilizzati dal personale delegato dell’educazione, alcune carte sulla rieducazione di orfani e trovatelli definiti “oziosi e vagabondi” e rico-verati su indicazione del tribunale. Si cercherà, attraverso una comparazione con l’educazione familiare tradizionale tra Ottocento e Novecento, di ricostruire l’ambiente educativo nel quale crebbero i giovani orfani, i motivi che portarono i genitori naturali a delegare la loro educazione trasferendoli all’interno dell’istituto, e se questa tipologia di “famiglia” diversa riuscì nel suo proposito di sostituirsi all’educazione impartita dai genitori nel guidare i giovani al loro inserimento nella società tardo ottocen-tesca.

UNA FAMIGLIA DIVERSA… MA PUR SEMPRE UNA FAMIGLIA!

anna maria colaci
2022

Abstract

Diversi studi hanno dimostrato come la famiglia sia colonna portante della società e del percorso evolutivo dall’infanzia al raggiungimento dell’età adulta. Tuttavia, gli studi sull’infanzia abbandonata hanno portato alla luce le voci di coloro che una famiglia in senso tradizionale non hanno potuto averla e hanno ricevuto ricevuta da enti, istituti ed ospizi privati o governativi un’educazione e un’istruzione. Questa apparente crisi della famiglia, che si manifesta con la sua assenza, offre però ai giovani orfani una alternativa per crescere e compiere il proprio percorso evolutivo attraverso una diversa idea di famiglia, dunque, ma pur sempre una famiglia, nella quale il ruolo di padre e madre era affidato allo Stato, ai Di-rettori, ai Sorveglianti, al personale di queste strutture, che spesso si occupavano anche di fornire agli orfani un’istruzione o l’insegnamento di una professione. Alla fine dell’Ottocento vi erano nel Regno 973 opere pie, sotto le denominazioni di orfanotrofi, ospizi, ritiri, educandati, partenotrofi, che avevano lo scopo di provvedere al ricovero, al mantenimento, all'istruzione ed all'educazione professionale dei bambini e delle bambine, di povera condizione, orfani o abbandonati dai genitori naturali e da altri parenti. Le nuove metodologie della ricerca storico-educativa stanno portando alla luce testimonianze dei vari ambienti nei quali bambini e adolescenti furono ac-compagnati nel loro percorso di crescita ed educati a far parte della società. Il presente contributo si propone analizzare l’educativo all’interno di strutture predisposte alla cura e al ricovero di orfani e tro-vatelli in Lecce, in particolare relativamente all’Ospizio Garibaldi, comparandolo agli istituti simili e contemporanei nel panorama nazionale nella seconda metà dell’Ottocento, quali l’Orfanotrofio Loffredo degli Orfani e Trovatelli in Cardito (Napoli), degli Ospizi per l’Infanzia Abbandonata della Provincia di Genova, de L’Istituto de’ Trovatelli di Palermo, dell’Ospizio provinciale della Terra di Bari e di Torino. Attraverso gli scopi e gli statuti di questi istituti si cercherà di ricostruire in che modo tali enti si sosti-tuivano all’educazione familiare quando la famiglia veniva a mancare. Il lavoro di ricerca sulle carte conservate presso l’Archivio di Stato di Lecce proseguirà con la disa-mina di ulteriori fascicoli riguardanti l’Istituto Garibaldi. Tali fascicoli rappresenteranno un esempio pratico dell’attività educativa all’interno del ricovero leccese, alla luce di quanto precedentemente osser-vato attraverso l’analisi degli istituti e le normative. I documenti analizzati riguarderanno prevalente-mente le pratiche di alcuni ricoverati, il sistema di premi e castighi utilizzati dal personale delegato dell’educazione, alcune carte sulla rieducazione di orfani e trovatelli definiti “oziosi e vagabondi” e rico-verati su indicazione del tribunale. Si cercherà, attraverso una comparazione con l’educazione familiare tradizionale tra Ottocento e Novecento, di ricostruire l’ambiente educativo nel quale crebbero i giovani orfani, i motivi che portarono i genitori naturali a delegare la loro educazione trasferendoli all’interno dell’istituto, e se questa tipologia di “famiglia” diversa riuscì nel suo proposito di sostituirsi all’educazione impartita dai genitori nel guidare i giovani al loro inserimento nella società tardo ottocen-tesca.
File in questo prodotto:
Non ci sono file associati a questo prodotto.

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11587/472605
 Attenzione

Attenzione! I dati visualizzati non sono stati sottoposti a validazione da parte dell'ateneo

Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact