In un mondo che cambia, è giusto interrogarsi sull’attualità dei modelli sui quali si è formato l’ordine mondiale postbellico in campo economico e finanziario e sulla loro utilità per affrontare le sfide contemporanee. Sotto la lente di osservazione c’è il neoliberismo internazionale che ha ispirato l’istituzione delle organizzazioni di Bretton Woods e che ha tratto nuova linfa dal Washington consensus nell’ultimo scor¬cio del Ventesimo secolo. Lo stesso ha ispirato la creazione nel 1995 dell’Organizzazione mondiale del commercio, traducendo in realtà il coevo progetto dell’ITO. Le tre istituzioni sono espressione della filosofia di fondo, di matrice liberale, che ha ispirato anche l’OCSE, che riunisce le economie più avanzate del mondo, e i due gruppi di Stati – il G7 ed il G20 – noti come più informali cabine di regia della global economic governance. Questa espressione, ormai di uso corrente, definisce in termini piuttosto generici una struttura istitu-zionale multipla che fa affidamento su diversi tipi di attori, governativi e non, una pluralità di sedi e strumenti decisionali –organizzazioni internazionali, conferenze, network, intese multi e bilaterali – e valori condivisi, come quelli che informano il modello economico in oggetto: apertura agli scambi, concorrenza, dialogo. Tuttavia, in un mondo che cresce costantemente in complessità – in cui il modello a rete tende a soppiantare le gerarchie funzionali e le nozioni di centro e di periferia stanno perdendo di significato ampliando la biforcazione già esistente tra governance e government – c’è da chiedersi se le organizzazioni istituzionalizzate, classicamente intergovernative e atte a riflettere equilibri geopolitici tra Stati, rispondano ancora agli obiettivi che ne hanno motivato l’istituzione e se il neoliberismo che le ha ispirate stia cedendo il passo a nuovi modelli o possa farlo in un prossimo futuro.

Il neoliberismo è ancora un parametro di riferimento per l’azione delle istituzioni economiche e finanziarie internazionali?

Cafaro Susanna
2021

Abstract

In un mondo che cambia, è giusto interrogarsi sull’attualità dei modelli sui quali si è formato l’ordine mondiale postbellico in campo economico e finanziario e sulla loro utilità per affrontare le sfide contemporanee. Sotto la lente di osservazione c’è il neoliberismo internazionale che ha ispirato l’istituzione delle organizzazioni di Bretton Woods e che ha tratto nuova linfa dal Washington consensus nell’ultimo scor¬cio del Ventesimo secolo. Lo stesso ha ispirato la creazione nel 1995 dell’Organizzazione mondiale del commercio, traducendo in realtà il coevo progetto dell’ITO. Le tre istituzioni sono espressione della filosofia di fondo, di matrice liberale, che ha ispirato anche l’OCSE, che riunisce le economie più avanzate del mondo, e i due gruppi di Stati – il G7 ed il G20 – noti come più informali cabine di regia della global economic governance. Questa espressione, ormai di uso corrente, definisce in termini piuttosto generici una struttura istitu-zionale multipla che fa affidamento su diversi tipi di attori, governativi e non, una pluralità di sedi e strumenti decisionali –organizzazioni internazionali, conferenze, network, intese multi e bilaterali – e valori condivisi, come quelli che informano il modello economico in oggetto: apertura agli scambi, concorrenza, dialogo. Tuttavia, in un mondo che cresce costantemente in complessità – in cui il modello a rete tende a soppiantare le gerarchie funzionali e le nozioni di centro e di periferia stanno perdendo di significato ampliando la biforcazione già esistente tra governance e government – c’è da chiedersi se le organizzazioni istituzionalizzate, classicamente intergovernative e atte a riflettere equilibri geopolitici tra Stati, rispondano ancora agli obiettivi che ne hanno motivato l’istituzione e se il neoliberismo che le ha ispirate stia cedendo il passo a nuovi modelli o possa farlo in un prossimo futuro.
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