Negli ultimi anni la valutazione scientifica ha subito, per così dire, un processo di radicale risemantizzazione e trasmutazione dei valori. Ha smesso, cioè, di funzionare come uno strumento di riflessività e di apertura del possibile per diventare una forma di “conquista dell’abbondanza” (Feyerabend 1999), una tecnologia di controllo delle condotte e di “responsabilizzazione” dei soggetti, ovvero di attribuzione di premi e imputazione di colpe. Per questa ragione essa va presa molto seriamente, come espressione di una nuova filosofia governamentale (Martuccelli) e, in quanto tale, come chiave di interpretazione del presente, della “nuova ragione del mondo” neoliberale (Dardot e Laval 2013). La valutazione, infatti, così come intesa e praticata dalle agenzie paraministeriali deputate al controllo della qualità dei processi educativi, produce classificazioni e categorizzazioni, vale a dire interpella e, per così dire, “tribunalizza”, mette in stato di accusa permanente e sottopone a processo i soggetti (in greco kategoréuo significa appunto “accusare”). Assegna, cioè, a ognuno il proprio posto minacciando costantemente di revocarglielo, in nome di una meritocrazia che limita e condiziona la ricerca e la co-produzione di conoscenza. Così facendo, questa ambigua azione valutativa rassomiglia più a uno strumento di comando che a un’occasione di riflessività formativa e scientifica e garantisce la praticabilità di un sistema di potere che governa biopoliticamente omnes et singulatim (Foucault 2004). Siamo all’apogeo di quel processo di governamentalizzazione della società e degli individui di cui parla Michel Foucault. Ma, come lo stesso Foucault ha osservato, ogni movimento di governamentalizzazione tende a suscitare come suo antidoto e come sua contropartita un movimento uguale e contrario di critica, ovvero “un atteggiamento morale e politico, una maniera di pensare [che si potrebbe definire] semplicemente l’arte di non essere governati o, se si preferisce, l’arte di non essere governati in questo modo e a questo prezzo. [… Ossia] l’arte di non essere eccessivamente governati” (1978, pp. 37-38). Dal canto nostro, crediamo che oggi sia possibile ravvisare nelle recenti proteste dei docenti universitari (l’astensione dalla VQR, lo sciopero sul blocco degli scatti stipendiali, ecc.) l’emergenza di una nuova forma di “arte di non essere eccessivamente governati” e della volontà di non sentirsi parte di un gregge costretto a seguire il suo pastore. Arte di non essere eccessivamente governati, nel segno della quale invitiamo evidentemente a leggere anche il presente contributo. Riferimenti bibliografici Dardot, Pierre e Laval, Christian (2009), La nuova ragione del mondo. Critica della razionalità neoliberista, DeriveApprodi, Roma 2013. Feyerabend, Paul (1999), Conquista dell’abbondanza. Storie dello scontro fra astrazione e ricchezza dell’Essere, Cortina, Milano 2002. Foucault M. (1978). Illuminismo e critica. Roma: Donzelli 1997. Foucault M. (2004). Sicurezza, territorio, popolazione. Corso al Collège de France (1977-1978). Milano: Feltrinelli 2005. Martuccelli D. (2010), « Critique de la philosophie de l'évaluation », Cahiers Internationaux de Sociologie, nombre monographique intitulé « Ce que évaluer voudrait dire » (dir. par Georges Balandier), cxxviii-cxxix. (2010), pp. 27-52.

Il governo di sé e del sapere fra valutazione e parresia

Emiliano Bevilacqua
;
Davide Borrelli
2018-01-01

Abstract

Negli ultimi anni la valutazione scientifica ha subito, per così dire, un processo di radicale risemantizzazione e trasmutazione dei valori. Ha smesso, cioè, di funzionare come uno strumento di riflessività e di apertura del possibile per diventare una forma di “conquista dell’abbondanza” (Feyerabend 1999), una tecnologia di controllo delle condotte e di “responsabilizzazione” dei soggetti, ovvero di attribuzione di premi e imputazione di colpe. Per questa ragione essa va presa molto seriamente, come espressione di una nuova filosofia governamentale (Martuccelli) e, in quanto tale, come chiave di interpretazione del presente, della “nuova ragione del mondo” neoliberale (Dardot e Laval 2013). La valutazione, infatti, così come intesa e praticata dalle agenzie paraministeriali deputate al controllo della qualità dei processi educativi, produce classificazioni e categorizzazioni, vale a dire interpella e, per così dire, “tribunalizza”, mette in stato di accusa permanente e sottopone a processo i soggetti (in greco kategoréuo significa appunto “accusare”). Assegna, cioè, a ognuno il proprio posto minacciando costantemente di revocarglielo, in nome di una meritocrazia che limita e condiziona la ricerca e la co-produzione di conoscenza. Così facendo, questa ambigua azione valutativa rassomiglia più a uno strumento di comando che a un’occasione di riflessività formativa e scientifica e garantisce la praticabilità di un sistema di potere che governa biopoliticamente omnes et singulatim (Foucault 2004). Siamo all’apogeo di quel processo di governamentalizzazione della società e degli individui di cui parla Michel Foucault. Ma, come lo stesso Foucault ha osservato, ogni movimento di governamentalizzazione tende a suscitare come suo antidoto e come sua contropartita un movimento uguale e contrario di critica, ovvero “un atteggiamento morale e politico, una maniera di pensare [che si potrebbe definire] semplicemente l’arte di non essere governati o, se si preferisce, l’arte di non essere governati in questo modo e a questo prezzo. [… Ossia] l’arte di non essere eccessivamente governati” (1978, pp. 37-38). Dal canto nostro, crediamo che oggi sia possibile ravvisare nelle recenti proteste dei docenti universitari (l’astensione dalla VQR, lo sciopero sul blocco degli scatti stipendiali, ecc.) l’emergenza di una nuova forma di “arte di non essere eccessivamente governati” e della volontà di non sentirsi parte di un gregge costretto a seguire il suo pastore. Arte di non essere eccessivamente governati, nel segno della quale invitiamo evidentemente a leggere anche il presente contributo. Riferimenti bibliografici Dardot, Pierre e Laval, Christian (2009), La nuova ragione del mondo. Critica della razionalità neoliberista, DeriveApprodi, Roma 2013. Feyerabend, Paul (1999), Conquista dell’abbondanza. Storie dello scontro fra astrazione e ricchezza dell’Essere, Cortina, Milano 2002. Foucault M. (1978). Illuminismo e critica. Roma: Donzelli 1997. Foucault M. (2004). Sicurezza, territorio, popolazione. Corso al Collège de France (1977-1978). Milano: Feltrinelli 2005. Martuccelli D. (2010), « Critique de la philosophie de l'évaluation », Cahiers Internationaux de Sociologie, nombre monographique intitulé « Ce que évaluer voudrait dire » (dir. par Georges Balandier), cxxviii-cxxix. (2010), pp. 27-52.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11587/434093
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