Machiavelli e altri autori rinascimentali pensavano al grande baronaggio del Regno di Napoli della fine del Medio Evo come ad una forza anarchica e turbolenta, priva di ogni reale coscienza politica. Questo assunto ha influenzato diverse generazioni di storici, ma esso risente di alcuni limiti di tipo ideologico. Il primo di questi limiti è l’idea della centralità della Corona, per cui i baroni non sarebbero stati nulla di più che una componente sociale essenzialmente parassitaria. L’articolo, a tale riguardo, è incentrato sulla progettualità politica del Principe di Taranto, e sulla sua capacità di mettere in moto, in concorrenza con la Corona, un serio processo di costruzione statale, mirante ad una sostanziale indipendenza politica. Ciò dimostra come questo grande vassallo possedesse un chiaro progetto politico: il che contraddice l’ipotesi di un cieco e gretto particolarismo. Inoltre, l’insistenza su queste valenze progettuali suggerisce che per comprendere un attore come il principe, occorrerebbe considerare non soltanto il dato della sua condizione giuridica in rapporto al Regno, ma anche il suo proporsi come un possibile fattore di cambiamento costituzionale. Ciò porta a concludere che sul tema della coscienza politica dei baroni Machiavelli era probabilmente in errore.

F. SOMAINI, La coscienza politica del baronaggio meridionale alla fine del Medio Evo. Appunto su ruolo, ambizioni e progettualità di Giovanni Antonio Orsini Del Balzo, principe di Taranto (1420-1463).

SOMAINI, Francesco
2016

Abstract

Machiavelli e altri autori rinascimentali pensavano al grande baronaggio del Regno di Napoli della fine del Medio Evo come ad una forza anarchica e turbolenta, priva di ogni reale coscienza politica. Questo assunto ha influenzato diverse generazioni di storici, ma esso risente di alcuni limiti di tipo ideologico. Il primo di questi limiti è l’idea della centralità della Corona, per cui i baroni non sarebbero stati nulla di più che una componente sociale essenzialmente parassitaria. L’articolo, a tale riguardo, è incentrato sulla progettualità politica del Principe di Taranto, e sulla sua capacità di mettere in moto, in concorrenza con la Corona, un serio processo di costruzione statale, mirante ad una sostanziale indipendenza politica. Ciò dimostra come questo grande vassallo possedesse un chiaro progetto politico: il che contraddice l’ipotesi di un cieco e gretto particolarismo. Inoltre, l’insistenza su queste valenze progettuali suggerisce che per comprendere un attore come il principe, occorrerebbe considerare non soltanto il dato della sua condizione giuridica in rapporto al Regno, ma anche il suo proporsi come un possibile fattore di cambiamento costituzionale. Ciò porta a concludere che sul tema della coscienza politica dei baroni Machiavelli era probabilmente in errore.
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