Noto con il nome di Aqua Nymphalis, l'acquedotto romano che alimentava Taranto aveva origine nella zona compresa tra Leporano e Saturo, a sud est della città. Questo contributo propone una puntuale ricostruzione del suo percorso, grazie agli elementi di novità emersi dall’analisi cartografica e aerofotografica, e, soprattutto, dallo svolgimento di perlustrazioni topografiche, che hanno reso possibile la verifica e la puntualizzazione di notizie ricavate da studi precedenti, l'individuazione di pozzetti d'ispezione e l'esplorazione di tratti di condotto non riconosciuti in passato. L'acquedotto era dotato di un complesso sistema di condotti secondari, alcuni dei quali con funzione di captazione delle acque sotterranee, altri di adduzione. Nell'ultima parte del suo percorso esso attraversava zone depresse correndo su arcate e su muri di sostegno, fino a raggiungere il castellum aquae, individuato in corrispondenza dell'attuale piazza Ebalia a Taranto. Un singolare gruppo di iscrizioni dipinte in rosso sull'intonaco del cunicolo è stato individuato in località Le Cutrane. La loro analisi dettagliata ha permesso di riconoscervi una sorta di registro, compilato durante lo svolgimento di attività di cantiere (la costruzione o, più probabilmente, la manutenzione dell'acquedotto), con annotazione dei giorni di lavoro e degli operai presenti, qualificati come tectores e mediastini.

Aqua Nymphalis. Un acquedotto romano per Taranto

CERA, Giovanna
2016-01-01

Abstract

Noto con il nome di Aqua Nymphalis, l'acquedotto romano che alimentava Taranto aveva origine nella zona compresa tra Leporano e Saturo, a sud est della città. Questo contributo propone una puntuale ricostruzione del suo percorso, grazie agli elementi di novità emersi dall’analisi cartografica e aerofotografica, e, soprattutto, dallo svolgimento di perlustrazioni topografiche, che hanno reso possibile la verifica e la puntualizzazione di notizie ricavate da studi precedenti, l'individuazione di pozzetti d'ispezione e l'esplorazione di tratti di condotto non riconosciuti in passato. L'acquedotto era dotato di un complesso sistema di condotti secondari, alcuni dei quali con funzione di captazione delle acque sotterranee, altri di adduzione. Nell'ultima parte del suo percorso esso attraversava zone depresse correndo su arcate e su muri di sostegno, fino a raggiungere il castellum aquae, individuato in corrispondenza dell'attuale piazza Ebalia a Taranto. Un singolare gruppo di iscrizioni dipinte in rosso sull'intonaco del cunicolo è stato individuato in località Le Cutrane. La loro analisi dettagliata ha permesso di riconoscervi una sorta di registro, compilato durante lo svolgimento di attività di cantiere (la costruzione o, più probabilmente, la manutenzione dell'acquedotto), con annotazione dei giorni di lavoro e degli operai presenti, qualificati come tectores e mediastini.
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