Già prima di Kant e del suo trattato Per la pace perpetua, Il tema di come rendere possibile una pacifica convivenza tra i diversi popoli o tra le diverse compagini politiche, o anche all’interno delle singole realtà e dei singoli ordinamenti, è stato indubbiamente trattato da molti autori, e perfino da molte culture e civiltà. Dopo una rapida rassegna di queste riflessioni, il saggio si sofferma sul pensiero di due personaggi di età basso medievale. Il primo è Dante Alighieri, per il quale il tema della pace ritornò in modo pressante in molti suoi scritti, tanto da essere affrontato in quasi tutte le sue opere: dal Convivio al Monarchia, dalle epistole al grande poema. Il secondo è il re hussita di Boemia Giorgio (o Jiri) Podebrady, sovrano di quel regno dal 1458 al 1471, il quale si fece promotore, negli anni Sessanta del Quattrocento, di un interessante Tractatus pacis toti Christianitati fiendae, in cui abbinò l’idea di una vera e propria federazione di Stati europei con delle proposte concrete per favorire una pacificazione generale della Cristianità (non senza una possibile declinazione in senso universalistico). In ciò egli arrivò in effetti ad avanzare delle suggestioni per certi versi non lontane da quelle su cui anche Kant sarebbe tornato secoli dopo. Il saggio ripercorre dunque i tratti di fondo delle idee dei due autori sull’argomento pace, e si conclude con un rapido raffronto con il pensiero di Immanuel Kant. In sede di conclusione vengono anche svolte alcune rapide considerazioni su come quelle riflessioni si possano rapportare alle urgenze del nostro tempo, ove il tema della pace, dopo essere stato a lungo dato quasi per scontato, è tornato di colpo di stringente e drammatica attualità.
F. SOMAINI, Suggestioni kantiane: le riflessioni sull’idea di pace in Dante e in Giorgio Podĕbrady (rapportate al pensiero di Kant e ai problemi dell’oggi).
Francesco SOMAINI
2026-01-01
Abstract
Già prima di Kant e del suo trattato Per la pace perpetua, Il tema di come rendere possibile una pacifica convivenza tra i diversi popoli o tra le diverse compagini politiche, o anche all’interno delle singole realtà e dei singoli ordinamenti, è stato indubbiamente trattato da molti autori, e perfino da molte culture e civiltà. Dopo una rapida rassegna di queste riflessioni, il saggio si sofferma sul pensiero di due personaggi di età basso medievale. Il primo è Dante Alighieri, per il quale il tema della pace ritornò in modo pressante in molti suoi scritti, tanto da essere affrontato in quasi tutte le sue opere: dal Convivio al Monarchia, dalle epistole al grande poema. Il secondo è il re hussita di Boemia Giorgio (o Jiri) Podebrady, sovrano di quel regno dal 1458 al 1471, il quale si fece promotore, negli anni Sessanta del Quattrocento, di un interessante Tractatus pacis toti Christianitati fiendae, in cui abbinò l’idea di una vera e propria federazione di Stati europei con delle proposte concrete per favorire una pacificazione generale della Cristianità (non senza una possibile declinazione in senso universalistico). In ciò egli arrivò in effetti ad avanzare delle suggestioni per certi versi non lontane da quelle su cui anche Kant sarebbe tornato secoli dopo. Il saggio ripercorre dunque i tratti di fondo delle idee dei due autori sull’argomento pace, e si conclude con un rapido raffronto con il pensiero di Immanuel Kant. In sede di conclusione vengono anche svolte alcune rapide considerazioni su come quelle riflessioni si possano rapportare alle urgenze del nostro tempo, ove il tema della pace, dopo essere stato a lungo dato quasi per scontato, è tornato di colpo di stringente e drammatica attualità.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


