La trasformazione urbana che investì le città italiane nel corso dell’Ottocento postunitario non può essere ricondotta a un semplice processo di crescita dell’abitato o di riassetto amministrativo. Essa segnò piuttosto una mutazione più profonda che investì la struttura stessa del rapporto tra diritto, proprietà e spazio. La città cessò progressivamente di essere una realtà “ricevuta”, stratificata nella durata e regolata attraverso l’accumularsi di interventi puntuali, per diventare uno spazio suscettibile di essere anticipato, ridisegnato e trasformato secondo un ordine che il diritto ambiva a rendere generale e preventivo. La publica utilitas assunse in questo un ruolo decisivo: da categoria attraverso cui il diritto aveva tradizionalmente reso possibile l’incidenza sull’assetto proprietario, si trasformò in principio capace di intervenire sullo stesso paradigma della proprietà.
Publica utilitas, pianificazione urbana e forme dell’abitare: un’indagine nell’Ottocento italiano
Eliana Augusti
In corso di stampa
Abstract
La trasformazione urbana che investì le città italiane nel corso dell’Ottocento postunitario non può essere ricondotta a un semplice processo di crescita dell’abitato o di riassetto amministrativo. Essa segnò piuttosto una mutazione più profonda che investì la struttura stessa del rapporto tra diritto, proprietà e spazio. La città cessò progressivamente di essere una realtà “ricevuta”, stratificata nella durata e regolata attraverso l’accumularsi di interventi puntuali, per diventare uno spazio suscettibile di essere anticipato, ridisegnato e trasformato secondo un ordine che il diritto ambiva a rendere generale e preventivo. La publica utilitas assunse in questo un ruolo decisivo: da categoria attraverso cui il diritto aveva tradizionalmente reso possibile l’incidenza sull’assetto proprietario, si trasformò in principio capace di intervenire sullo stesso paradigma della proprietà.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


