Si parte dal presupposto che Carlo I e i suoi successori non erano dei nemici della civiltà urbana e che per il periodo angioino non si possa parlare di un antagonismo tra la città e la corona, ma invece di una sostanziale simbiosi e collaborazione tra il re e i centri urbani del Sud. Il Mezzogiorno continentale era un territorio fortemente urbanizzato, come anche la Provenza, ma con forti diversità regionali. Le fonti disponibili, tra le quali si presterà particolare attenzione ai Libri Rossi e agli Statuti cittadini, ci presentano una serie di realtà diverse e il rapporto tra il re e i centri urbani poteva variare secondo una serie di circostanze: i privilegi goduti dalle città, il loro grado di fedeltà alla corona, la volontà del sovrano di soccorrere la popolazione e le esigenze di pianificazione territoriale. Carlo I lanciò una serie di progetti che influivano sulla vita dei centri urbani del Regno anche sotto i suoi successori, ma la decisione che ha influito di più sull'emancipazione delle città era quella di delegare alle comunità urbane il diritto all'apprezzo, ovvero all'estimo fiscale. Di conseguenza, divenne possibile e necessario costruire una vera e propria amministrazione e un autogoverno cittadini, abbandonando il sistema federiciano dove le città erano governati da un ufficiale reale, assistito dai giudici eletti dalla popolazione. Adesso si formeranno delle assemblee, dei consigli e delle magistrature collegiali, insieme con un apparato di funzionari locali. Questo processo non era privo di pericoli, provocati soprattutto dalla lotta tra le diversi classi sociali presenti nelle città.

Ubi communis causa concorditer agitur: la prima dinastia angioina e la questione dell’emancipazione delle città del Mezzogiorno

Toomaspoeg, Kristjan
2025-01-01

Abstract

Si parte dal presupposto che Carlo I e i suoi successori non erano dei nemici della civiltà urbana e che per il periodo angioino non si possa parlare di un antagonismo tra la città e la corona, ma invece di una sostanziale simbiosi e collaborazione tra il re e i centri urbani del Sud. Il Mezzogiorno continentale era un territorio fortemente urbanizzato, come anche la Provenza, ma con forti diversità regionali. Le fonti disponibili, tra le quali si presterà particolare attenzione ai Libri Rossi e agli Statuti cittadini, ci presentano una serie di realtà diverse e il rapporto tra il re e i centri urbani poteva variare secondo una serie di circostanze: i privilegi goduti dalle città, il loro grado di fedeltà alla corona, la volontà del sovrano di soccorrere la popolazione e le esigenze di pianificazione territoriale. Carlo I lanciò una serie di progetti che influivano sulla vita dei centri urbani del Regno anche sotto i suoi successori, ma la decisione che ha influito di più sull'emancipazione delle città era quella di delegare alle comunità urbane il diritto all'apprezzo, ovvero all'estimo fiscale. Di conseguenza, divenne possibile e necessario costruire una vera e propria amministrazione e un autogoverno cittadini, abbandonando il sistema federiciano dove le città erano governati da un ufficiale reale, assistito dai giudici eletti dalla popolazione. Adesso si formeranno delle assemblee, dei consigli e delle magistrature collegiali, insieme con un apparato di funzionari locali. Questo processo non era privo di pericoli, provocati soprattutto dalla lotta tra le diversi classi sociali presenti nelle città.
2025
9783945768501
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