Il saggio indaga il topos tematico del taglio nella poesia di Bartolo Cattafi. Tagli, squarci, strazi sono inflitti, entro la poesia cattafiana, con aggressioni che annullano il tempo nell’istante, un istante verticale di insostenibile pienezza, anzi una moltiplicazione di istanti decisivi: l’archetipo ci pare da ravvisarsi in Lautréamont, dove l’attacco è portato da artigli e unghie e denti da parte della fauna di gran lunga più numerosa e geneticamente modificata della poesia ottocentesca, mentre in Cattafi per lo più da parte di quella che un Gilbert Durand avrebbe potuto chiamare, sul piano simbolico, la sublimazione tecnologica dell’artiglio animale, lame rasoi coltelli scuri ghigliottine. In Cattafi il colpo, il taglio, la recisione sono adibiti spesso alla rottura della superficie, «pour trouver du nouveau» (baudelairianamente), ma sono ancora ducassiani l’autoscopia, lo svisceramento e l'esibizione di organi interni in esaltazione dinamica. Lo spacco è varco, è stigmata mistica o per lo meno di propedeutica mistica o se si vuole infine di mistica che non conosce se stessa, e il fallimento regolare della sua ultimatività non le toglie la fenomenologia di un excessus, di un’aspirazione al rimpatrio dalla dissimilitudine della «waste land».

Immagini e semantica del taglio e del tagliente nella poesia cattafiana

Valter Leonardo Puccetti
2026-01-01

Abstract

Il saggio indaga il topos tematico del taglio nella poesia di Bartolo Cattafi. Tagli, squarci, strazi sono inflitti, entro la poesia cattafiana, con aggressioni che annullano il tempo nell’istante, un istante verticale di insostenibile pienezza, anzi una moltiplicazione di istanti decisivi: l’archetipo ci pare da ravvisarsi in Lautréamont, dove l’attacco è portato da artigli e unghie e denti da parte della fauna di gran lunga più numerosa e geneticamente modificata della poesia ottocentesca, mentre in Cattafi per lo più da parte di quella che un Gilbert Durand avrebbe potuto chiamare, sul piano simbolico, la sublimazione tecnologica dell’artiglio animale, lame rasoi coltelli scuri ghigliottine. In Cattafi il colpo, il taglio, la recisione sono adibiti spesso alla rottura della superficie, «pour trouver du nouveau» (baudelairianamente), ma sono ancora ducassiani l’autoscopia, lo svisceramento e l'esibizione di organi interni in esaltazione dinamica. Lo spacco è varco, è stigmata mistica o per lo meno di propedeutica mistica o se si vuole infine di mistica che non conosce se stessa, e il fallimento regolare della sua ultimatività non le toglie la fenomenologia di un excessus, di un’aspirazione al rimpatrio dalla dissimilitudine della «waste land».
2026
978 88 9366 537 7
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