Il contributo analizza i dati relativi alle maioliche importate, rinvenute nella fossa 1 della Torre Mozza del castello di Lecce. Tra le maioliche di importazione si segnala la presenza di un frammento di ceramica decorata in blu e lustro metallico in oro forse della produzione umbra di Deruta. Nonostante il frammento superstite sia di ridotte dimensioni non è escluso che facesse parte di un manufatto realizzato per commemorare un evento importante, oppure usato come piatto da parata, ovvero un particolare tipo di piatto anche con funzione espositiva, caratterizzato da grande ricchezza decorativa. Nella fossa 1 compaiono anche due piccoli frammenti di maiolica italo-moresca che testimoniano la circolazione a Lecce di mate- riali provenienti dall’area del Medio Valdarno, in particolare dalla zona di Montelupo. Le maioliche ‘alla porcellana’, si diffondono in Italia settentrionale già dalla fine del XV secolo ad imitazione, o su influenza, delle porcellane cinesi bianche e blu della dinastia Ming, che comparivano nelle più ricche e colte corti europee. Tra i reperti del castello appartenenti a questa classe sono state rinvenute solo forme aperte, riconducibili, con molta probabilità a produzioni emiliano-romagnole anche se sono note produzioni in ambito toscano in particolare a Cafaggiolo e Montelupo. Dalla fossa 1 provengono pochi esemplari leggibili e attribuibili alle produzioni faentine o ferraresi. Tra le maioliche non decorate si segnala la presenza di un unico piatto/scodella smaltato in azzurro-verde (fig. 5.79, n. 10), probabilmente prodotto in area faentina ed attribuibile alla cosiddetta ‘Senigallia’, mentre da area toscana (forse da Cafaggiolo), provengono i frammenti di una forma chiusa probabilmente appartenente al cosiddetto blu robbiano.

Le maioliche

Marisa, Tinelli
Secondo
2022-01-01

Abstract

Il contributo analizza i dati relativi alle maioliche importate, rinvenute nella fossa 1 della Torre Mozza del castello di Lecce. Tra le maioliche di importazione si segnala la presenza di un frammento di ceramica decorata in blu e lustro metallico in oro forse della produzione umbra di Deruta. Nonostante il frammento superstite sia di ridotte dimensioni non è escluso che facesse parte di un manufatto realizzato per commemorare un evento importante, oppure usato come piatto da parata, ovvero un particolare tipo di piatto anche con funzione espositiva, caratterizzato da grande ricchezza decorativa. Nella fossa 1 compaiono anche due piccoli frammenti di maiolica italo-moresca che testimoniano la circolazione a Lecce di mate- riali provenienti dall’area del Medio Valdarno, in particolare dalla zona di Montelupo. Le maioliche ‘alla porcellana’, si diffondono in Italia settentrionale già dalla fine del XV secolo ad imitazione, o su influenza, delle porcellane cinesi bianche e blu della dinastia Ming, che comparivano nelle più ricche e colte corti europee. Tra i reperti del castello appartenenti a questa classe sono state rinvenute solo forme aperte, riconducibili, con molta probabilità a produzioni emiliano-romagnole anche se sono note produzioni in ambito toscano in particolare a Cafaggiolo e Montelupo. Dalla fossa 1 provengono pochi esemplari leggibili e attribuibili alle produzioni faentine o ferraresi. Tra le maioliche non decorate si segnala la presenza di un unico piatto/scodella smaltato in azzurro-verde (fig. 5.79, n. 10), probabilmente prodotto in area faentina ed attribuibile alla cosiddetta ‘Senigallia’, mentre da area toscana (forse da Cafaggiolo), provengono i frammenti di una forma chiusa probabilmente appartenente al cosiddetto blu robbiano.
2022
978-88-9285-191-7
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