La storia del Salento è fatta di approdi e partenze e di conseguenza di naufragi. La mostra “ Nel mare dell’intimita” attraverso l’archeologia subacquea o, meglio, l’archeologia dei paesaggi d’acqua, racconta le tante storie di uomini e genti svelate da questi naufragi: viaggi incompiuti, intenzioni “tradite”, ma tese a una meta, a un incontro, a uno scambio. Dai reperti dell’età del Bronzo del monumentale sito fortificato di Roca Vecchia, epicentro di contatti transadriatici già nel secondo millennio a.C., all’elica della Katër i Radës nel suo bozzolo di vetro, la mostra raccoglie in un unico contesto espositivo ciò che lungo la costa del Salento e nel suo mare appare disperso e frammentato. A ricostruire la trama narrativa hanno concorso piccoli e grandi musei del territorio, istituzioni culturali, studiosi, imprese innovative, manualità artigiane e altissima tecnologia. Un’impresa collettiva di cui questo catalogo vuole essere una piccola testimonianza. Un impegno corale che ha richiesto un percorso lungo e non facile, per risolvere problemi scientifici insieme a problemi di sicurezza, di burocrazia, di comunicazione; ma alla fine di questo percorso possiamo dirlo: luogo più giusto per ambientare la mostra non c’era. L’aeroporto era il posto, con i suoi rimandi alla navigazione aerea che dalla navigazione marina ha mutuato il suo vocabolario. Il navigare ieri come il volare oggi, il viaggiare, muoversi, scambiare, conoscere, incrociare storie e destini è nella natura stessa degli uomini e vano appare ogni tentativo di alzare muri e chiudere porti. L’aeroporto è il posto di questa mostra e il mare è la sua voce narrante perché è lui il protagonista assoluto di questa terra, “percepita” dallo sguardo di chi per mare andava – da Enea agli albanesi della nave Vlora - come porta d’Italia, promessa di un patto di intimità, familiarità e accoglienza suggellato nel nome del mare: Salentum a salo. Questo il senso di una mostra pensata per raccontare la storia di una terra e del suo mare. Per raccontarla ai salentini e ai tanti viaggiatori che a Brindisi approdano da mille differenti provenienze, agli uni e agli altri con la speranza che dalla conoscenza scaturisca per questa terra rispetto e amore.

Nel mare dell’intimità. L’archeologia subacquea racconta il Salento

Rita Auriemma
2019

Abstract

La storia del Salento è fatta di approdi e partenze e di conseguenza di naufragi. La mostra “ Nel mare dell’intimita” attraverso l’archeologia subacquea o, meglio, l’archeologia dei paesaggi d’acqua, racconta le tante storie di uomini e genti svelate da questi naufragi: viaggi incompiuti, intenzioni “tradite”, ma tese a una meta, a un incontro, a uno scambio. Dai reperti dell’età del Bronzo del monumentale sito fortificato di Roca Vecchia, epicentro di contatti transadriatici già nel secondo millennio a.C., all’elica della Katër i Radës nel suo bozzolo di vetro, la mostra raccoglie in un unico contesto espositivo ciò che lungo la costa del Salento e nel suo mare appare disperso e frammentato. A ricostruire la trama narrativa hanno concorso piccoli e grandi musei del territorio, istituzioni culturali, studiosi, imprese innovative, manualità artigiane e altissima tecnologia. Un’impresa collettiva di cui questo catalogo vuole essere una piccola testimonianza. Un impegno corale che ha richiesto un percorso lungo e non facile, per risolvere problemi scientifici insieme a problemi di sicurezza, di burocrazia, di comunicazione; ma alla fine di questo percorso possiamo dirlo: luogo più giusto per ambientare la mostra non c’era. L’aeroporto era il posto, con i suoi rimandi alla navigazione aerea che dalla navigazione marina ha mutuato il suo vocabolario. Il navigare ieri come il volare oggi, il viaggiare, muoversi, scambiare, conoscere, incrociare storie e destini è nella natura stessa degli uomini e vano appare ogni tentativo di alzare muri e chiudere porti. L’aeroporto è il posto di questa mostra e il mare è la sua voce narrante perché è lui il protagonista assoluto di questa terra, “percepita” dallo sguardo di chi per mare andava – da Enea agli albanesi della nave Vlora - come porta d’Italia, promessa di un patto di intimità, familiarità e accoglienza suggellato nel nome del mare: Salentum a salo. Questo il senso di una mostra pensata per raccontare la storia di una terra e del suo mare. Per raccontarla ai salentini e ai tanti viaggiatori che a Brindisi approdano da mille differenti provenienze, agli uni e agli altri con la speranza che dalla conoscenza scaturisca per questa terra rispetto e amore.
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