Paul McCartney scrisse Yesterday, uno dei brani più rappresentativi della popular music del XX secolo, nel gennaio del 1964, in una stanza d’albergo a Parigi. Fu registrata tra il 14 e il 17 giugno del 1965 ad Abbey Road, con il solo autore presente in studio (alla voce e alla chitarra acustica), accompagnato da un quartetto d’archi. La traccia fu pubblicata sull’album Help! nell’agosto del 1965, dunque si può dire che dalla genesi alla distribuzione, Yesterday di fatto era stata scartata da ben due album dei Beatles (A Hard Day’s Night e Beatles for Sale). Lo stesso McCartney era solito suonare la canzone, di tanto in tanto, in presenza di amici, chiedendo loro se per caso non si trattasse di un prestito inconscio da qualche famosa melodia del passato: “È di qualcun altro o l’ho scritta proprio io?”, domandava. Su questa circostanza variamente documentata (se ne parla nell’autobiografia di George Martin e anche nel fondamentale saggio di Ian MacDonald) si basa una delle scene più evocative del film di Danny Boyle, che prende il titolo (e non solo) da quella che è considerata la canzone con il maggior numero di cover pubblicate, oltre settecento. In senso lato, anche questo film è un tentativo di adattamento del capolavoro di McCartney.

Reintroducing the Beatles

Luca Bandirali
2019

Abstract

Paul McCartney scrisse Yesterday, uno dei brani più rappresentativi della popular music del XX secolo, nel gennaio del 1964, in una stanza d’albergo a Parigi. Fu registrata tra il 14 e il 17 giugno del 1965 ad Abbey Road, con il solo autore presente in studio (alla voce e alla chitarra acustica), accompagnato da un quartetto d’archi. La traccia fu pubblicata sull’album Help! nell’agosto del 1965, dunque si può dire che dalla genesi alla distribuzione, Yesterday di fatto era stata scartata da ben due album dei Beatles (A Hard Day’s Night e Beatles for Sale). Lo stesso McCartney era solito suonare la canzone, di tanto in tanto, in presenza di amici, chiedendo loro se per caso non si trattasse di un prestito inconscio da qualche famosa melodia del passato: “È di qualcun altro o l’ho scritta proprio io?”, domandava. Su questa circostanza variamente documentata (se ne parla nell’autobiografia di George Martin e anche nel fondamentale saggio di Ian MacDonald) si basa una delle scene più evocative del film di Danny Boyle, che prende il titolo (e non solo) da quella che è considerata la canzone con il maggior numero di cover pubblicate, oltre settecento. In senso lato, anche questo film è un tentativo di adattamento del capolavoro di McCartney.
File in questo prodotto:
Non ci sono file associati a questo prodotto.

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11587/440299
 Attenzione

Attenzione! I dati visualizzati non sono stati sottoposti a validazione da parte dell'ateneo

Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact