La riflessione sull’onestà non fu una esclusiva della trattatistica comportamentale, ma conobbe anche altri canali di espressione. Tra questi anche la poesia, che accolse gli stimoli e gli impulsi provenienti dalla coeva teorizzazione per rielaborare e trasfigurare letterariamente idee e concetti legati alla nozione di ‘onestà’. La Tromba di Ulisse dell’accademico ‘ozioso’ Giulio Antonio Ridolfi si presenta come una significativa testimonianza di questo filone creativo: facendo ricordo a una iconografia antica (quella dell’epica classica), si codifica l’onestà come un presupposto necessario per l’educazione del principe, da valorizzare, in abbinamento con la prudenza, nelle prassi educative destinate alle classi dirigenti. Impregnata di moderno spirito anti-machiavelliano e impostata su paradigmi controrifomistici, questa tragicommedia usa, tuttavia, la forma teatrale anche per illuminare i meccanismi e le dinamiche del potere, ispirate spesso a criteri di artificio e di finzione. La riflessione sull’onestà si intreccia così, in filigrana, con quella sulla dissimulazione, di grande fortuna nella trattatistica secentesca, e si corrobora dell’esperienza vissuta dall’autore a contatto, nel sodalizio napoletano degli Oziosi, con la classe nobiliare partenopea e con la locale intellighèntia letteraria. L’opera del Ridolfi si sviluppa, dunque, sul crinale fra politica e letteratura, costituendo un documento importante di un peculiare clima culturale.

The education of the prince and the nobleman in a seventeenth-century tragicomedy; "The Trumpet of Ulysses" (1641) by Giulio Antonio Ridolfi

Leone Marco
2020

Abstract

La riflessione sull’onestà non fu una esclusiva della trattatistica comportamentale, ma conobbe anche altri canali di espressione. Tra questi anche la poesia, che accolse gli stimoli e gli impulsi provenienti dalla coeva teorizzazione per rielaborare e trasfigurare letterariamente idee e concetti legati alla nozione di ‘onestà’. La Tromba di Ulisse dell’accademico ‘ozioso’ Giulio Antonio Ridolfi si presenta come una significativa testimonianza di questo filone creativo: facendo ricordo a una iconografia antica (quella dell’epica classica), si codifica l’onestà come un presupposto necessario per l’educazione del principe, da valorizzare, in abbinamento con la prudenza, nelle prassi educative destinate alle classi dirigenti. Impregnata di moderno spirito anti-machiavelliano e impostata su paradigmi controrifomistici, questa tragicommedia usa, tuttavia, la forma teatrale anche per illuminare i meccanismi e le dinamiche del potere, ispirate spesso a criteri di artificio e di finzione. La riflessione sull’onestà si intreccia così, in filigrana, con quella sulla dissimulazione, di grande fortuna nella trattatistica secentesca, e si corrobora dell’esperienza vissuta dall’autore a contatto, nel sodalizio napoletano degli Oziosi, con la classe nobiliare partenopea e con la locale intellighèntia letteraria. L’opera del Ridolfi si sviluppa, dunque, sul crinale fra politica e letteratura, costituendo un documento importante di un peculiare clima culturale.
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