Negli ultimi decenni l’antropologia ha vissuto un exploit mediatico e di pubblico che ha visto la sua diffusione al di fuori degli ambienti accademici e degli istituti di ricerca.All’interesse crescente per gli esiti delle ricerche, e per quanto la riflessione è stata in grado di fornire, non ha corrisposto tuttavia una considerazione della stessa disciplina all’interno dei processi decisionali a livello globale: l’antropologia è stata sentita, ma non ascoltata. Se poi è costantemente aumentato il numero degli antropologi di professione dagli anni ‘40 a oggi, è pur vero che è diminuita la produzione teorica e, soprattutto, proprio negli stessi decenni del suo crescente successo, si è affievolito il dibattito teorico: l’antropologia non ha approfondito il proprio pensiero su se stessa e sulla sua relazione con il mondo. Ultimamente gli antropologi sembrano volere riprendere questa riflessione, ponendosi questioni come “The end of anthropology?” e tentando risposte a proposito della qualificazione attuale dell’antropologia e del suo futuro. Senza cadere in una impasse storicistica di tipo hegeliano, che porterebbe a parlare di «la fine dell’antropologia» e abbandonando ogni determinismo, Palmisano opera un cambiamento di paradigma, rimettendo in causa la concezione generale relativa all’antropologia che anima un “consenso molle”, poco esigente sul piano teorico e decisamente pigro nel suo procedere. L’idea forte dell’Autore è quella di porre fin dall’inizio il problema in termini filosofici, poggiando su un’analisi profonda e originale del Da-Sein heideggeriano, nel contesto di una prospettiva antropologica, realizzando un’articolazione molto feconda, per quanto raramente osservata, fra filosofia dell’Essere e pratiche antropologiche.

Antropologia post-globale

Antonio Luigi Palmisano
2017-01-01

Abstract

Negli ultimi decenni l’antropologia ha vissuto un exploit mediatico e di pubblico che ha visto la sua diffusione al di fuori degli ambienti accademici e degli istituti di ricerca.All’interesse crescente per gli esiti delle ricerche, e per quanto la riflessione è stata in grado di fornire, non ha corrisposto tuttavia una considerazione della stessa disciplina all’interno dei processi decisionali a livello globale: l’antropologia è stata sentita, ma non ascoltata. Se poi è costantemente aumentato il numero degli antropologi di professione dagli anni ‘40 a oggi, è pur vero che è diminuita la produzione teorica e, soprattutto, proprio negli stessi decenni del suo crescente successo, si è affievolito il dibattito teorico: l’antropologia non ha approfondito il proprio pensiero su se stessa e sulla sua relazione con il mondo. Ultimamente gli antropologi sembrano volere riprendere questa riflessione, ponendosi questioni come “The end of anthropology?” e tentando risposte a proposito della qualificazione attuale dell’antropologia e del suo futuro. Senza cadere in una impasse storicistica di tipo hegeliano, che porterebbe a parlare di «la fine dell’antropologia» e abbandonando ogni determinismo, Palmisano opera un cambiamento di paradigma, rimettendo in causa la concezione generale relativa all’antropologia che anima un “consenso molle”, poco esigente sul piano teorico e decisamente pigro nel suo procedere. L’idea forte dell’Autore è quella di porre fin dall’inizio il problema in termini filosofici, poggiando su un’analisi profonda e originale del Da-Sein heideggeriano, nel contesto di una prospettiva antropologica, realizzando un’articolazione molto feconda, per quanto raramente osservata, fra filosofia dell’Essere e pratiche antropologiche.
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