Il Mar Mediterraneo è oggi l’area archeologica più grande del mondo anche dal punto di vista subacqueo: 2.500.000 kmq di superficie, la stragrande maggioranza dei quali ancora da indagare: la successione nel tempo delle grandi civiltà, che su questo mare hanno fondato la loro fortuna, ha visto la costruzione di approdi, porti, magazzini, saline, peschiere, cave, insediamenti poi inghiottiti dalle acque. Il grande lago, come lo definì Fernand Braudel, ha visto intrecciarsi storie e tradizioni, religioni e economie, tradizioni e innovazioni: a tutto ciò hanno contribuito le rotte del Mare Nostrum. Straordinario specchio di quanto successe in superficie è oggi il fondale mediterraneo: migliaia di relitti di tutte le epoche giacciono conservati sotto sabbia e fango in pochi centimetri d’acqua come nelle alte profondità. Il 99% della storia sommersa è ancora da scoprire, così come è ancora da ritrovare la stragrande maggioranza dei relitti navali. Lo sanno bene i quattro Paesi che occupano il 75% delle coste del Mar Mediterraneo: Grecia, Italia, Croazia e Turchia. I relitti sinora rinvenuti pongono comunque già domande importanti: scoperte, ricerche, campagne subacquee, recuperi, restauri, conservazione, valorizzazione hanno un alto costo e soprattutto necessitano di spazi sia di stoccaggio sia di esposizione notevole. Altri relitti sono in attesa sui fondali marini: che fare? Come salvaguardare questo immenso patrimonio dalle dimensioni sconosciute ma che crescono di anno in anno, tenendo conto che ci sono già diversi casi da portare a termine, come proprio il relitto della Iulia Felix di Grado documenta? Come tutelare allora sott’acqua i nuovi relitti che vengono scoperti? Quali sono le politiche nazionali dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, mare di storia? A queste domande ha cercato di rispondere il convegno di Grado promosso dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Friuli Venezia Giulia dal titolo emblematico: Relitti: che fare? Archeologia subacquea del Mare Adriatico e del Mare Ionio. Ricerca, tutela e valorizzazione dei relitti (Grado 4-5 maggio 2010).

Relitti della Puglia meridionale: recenti ricerche dell’Università del Salento

Rita Auriemma
2017

Abstract

Il Mar Mediterraneo è oggi l’area archeologica più grande del mondo anche dal punto di vista subacqueo: 2.500.000 kmq di superficie, la stragrande maggioranza dei quali ancora da indagare: la successione nel tempo delle grandi civiltà, che su questo mare hanno fondato la loro fortuna, ha visto la costruzione di approdi, porti, magazzini, saline, peschiere, cave, insediamenti poi inghiottiti dalle acque. Il grande lago, come lo definì Fernand Braudel, ha visto intrecciarsi storie e tradizioni, religioni e economie, tradizioni e innovazioni: a tutto ciò hanno contribuito le rotte del Mare Nostrum. Straordinario specchio di quanto successe in superficie è oggi il fondale mediterraneo: migliaia di relitti di tutte le epoche giacciono conservati sotto sabbia e fango in pochi centimetri d’acqua come nelle alte profondità. Il 99% della storia sommersa è ancora da scoprire, così come è ancora da ritrovare la stragrande maggioranza dei relitti navali. Lo sanno bene i quattro Paesi che occupano il 75% delle coste del Mar Mediterraneo: Grecia, Italia, Croazia e Turchia. I relitti sinora rinvenuti pongono comunque già domande importanti: scoperte, ricerche, campagne subacquee, recuperi, restauri, conservazione, valorizzazione hanno un alto costo e soprattutto necessitano di spazi sia di stoccaggio sia di esposizione notevole. Altri relitti sono in attesa sui fondali marini: che fare? Come salvaguardare questo immenso patrimonio dalle dimensioni sconosciute ma che crescono di anno in anno, tenendo conto che ci sono già diversi casi da portare a termine, come proprio il relitto della Iulia Felix di Grado documenta? Come tutelare allora sott’acqua i nuovi relitti che vengono scoperti? Quali sono le politiche nazionali dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, mare di storia? A queste domande ha cercato di rispondere il convegno di Grado promosso dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Friuli Venezia Giulia dal titolo emblematico: Relitti: che fare? Archeologia subacquea del Mare Adriatico e del Mare Ionio. Ricerca, tutela e valorizzazione dei relitti (Grado 4-5 maggio 2010).
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