Ci sono forse delle situazioni che non tolleriamo, che non sopportiamo? Ed è riconoscendone le cause, che ci verrebbe da dire davvero che “finché c’è Mito c’è speranza”. Ma se la speranza ci viene garantita dal Mito, cosa ce la toglie? Riflettendo sulle parole chiave dei temi trattati in questo contesto dagli altri Relatori, ne metterei a fuoco alcuni in cui mi sembra che si addensino delle problematicità di non facile soluzione. Si tratta, infatti, di problematicità che ci restano consegnate senza che se ne possano intravvedere risposte. Cosa e come prefigurare, insomma, le attese per chi generosamente si ponga il problema di strutturare delle eventuali “strategie di prevenzione del fenomeno”? E poi, di quale fenomeno si tratta? Quale la sua “complessità” – e soprattutto, quale grado di complessità presenta la sua costitutiva “incomprensibiità”? E infine, come condividere l’accezione di chi ne prospetta addirittura un implicito “rischio del piacere”? Certo, non possiamo non accogliere le riflessioni di quanti, a fronte di nuove vulnerabilità, auspicano una speranzosa scienza dialogica. Una scienza, voglio dire, che non si arrocca nella cornice delle discipline canoniche, una scienza che sappia organizzare un bricolage di criteri e metodi che riescano a soddisfare non la pluralità degli addetti ai lavori quanto la necessità di dare un diverso sguardo alle cose di questo mondo che si è tanto complessificato da necessitare di approcci pluri-disciplinari – anzi, di approcci che possano inventarsi un nuovo modo di guardare, perché ciò che deve cambiare è proprio il nostro modo di guardare. Ma naturalmente non conosco, in anticipo, le proposte che saranno elaborate dai Colleghi che si sono impegnati a tracciare questi percorsi fondandoli chi sull’etica e chi sulle deontologie professionali – ma quali che potranno essere le loro “proposte” resta il fatto che le soluzioni dettate da un semplice “pensiero auspicativo” non potranno mai risultare saldate sulle basi solide della speranza che consegue da una cultura tessuta con gli elementi del Mito.

La ludopatia minorile:di prevenzione si muore!

Antonio Marsella
2018

Abstract

Ci sono forse delle situazioni che non tolleriamo, che non sopportiamo? Ed è riconoscendone le cause, che ci verrebbe da dire davvero che “finché c’è Mito c’è speranza”. Ma se la speranza ci viene garantita dal Mito, cosa ce la toglie? Riflettendo sulle parole chiave dei temi trattati in questo contesto dagli altri Relatori, ne metterei a fuoco alcuni in cui mi sembra che si addensino delle problematicità di non facile soluzione. Si tratta, infatti, di problematicità che ci restano consegnate senza che se ne possano intravvedere risposte. Cosa e come prefigurare, insomma, le attese per chi generosamente si ponga il problema di strutturare delle eventuali “strategie di prevenzione del fenomeno”? E poi, di quale fenomeno si tratta? Quale la sua “complessità” – e soprattutto, quale grado di complessità presenta la sua costitutiva “incomprensibiità”? E infine, come condividere l’accezione di chi ne prospetta addirittura un implicito “rischio del piacere”? Certo, non possiamo non accogliere le riflessioni di quanti, a fronte di nuove vulnerabilità, auspicano una speranzosa scienza dialogica. Una scienza, voglio dire, che non si arrocca nella cornice delle discipline canoniche, una scienza che sappia organizzare un bricolage di criteri e metodi che riescano a soddisfare non la pluralità degli addetti ai lavori quanto la necessità di dare un diverso sguardo alle cose di questo mondo che si è tanto complessificato da necessitare di approcci pluri-disciplinari – anzi, di approcci che possano inventarsi un nuovo modo di guardare, perché ciò che deve cambiare è proprio il nostro modo di guardare. Ma naturalmente non conosco, in anticipo, le proposte che saranno elaborate dai Colleghi che si sono impegnati a tracciare questi percorsi fondandoli chi sull’etica e chi sulle deontologie professionali – ma quali che potranno essere le loro “proposte” resta il fatto che le soluzioni dettate da un semplice “pensiero auspicativo” non potranno mai risultare saldate sulle basi solide della speranza che consegue da una cultura tessuta con gli elementi del Mito.
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