All'inizio degli anni Ottanta dello scorso secolo, da più paesi membri dell'Unione Europea Occidentale venne avvertita l’esigenza di rilanciare e riformare la UEO, soprattutto in considerazione del mutato quadro internazionale, caratterizzato dalla fine della distensione tra i due blocchi e della ripresa del confronto bipolare, culminato nella crisi degli euromissili, originata dalla decisione di Mosca di schierare in Europa orientale missili di teatro puntati verso le capitali europee occidentali. La nuova minaccia sovietica rese evidente l'estrema debolezza strategica dell'Europa occidentale e la sua assoluta dipendenza dall'ombrello militare e nucleare statunitense. Fu così che nell'ottobre del 1984, in occasione dei cinquant'anni dalla modifica al trattato istitutivo del Patto di Bruxelles, da cui originò l'istituzione della UEO, si tenne a Roma un Consiglio straordinario dei ministri della Difesa e degli Esteri dei paesi membri, con l'obiettivo di riattivarne funzioni e ruolo. La modifica degli equilibri delle forze nucleari nel Vecchio Continente, determinata dalle decisioni sovietiche sui missili di teatro, e le difficoltà emerse nelle relazioni transatlantiche imponevano una serie di riflessioni sul ruolo che l’Europa occidentale avrebbe potuto recitare nel sistema internazionale. Di fronte alla ripresa del serrato confronto bipolare e alla conclamata debolezza militare europea, gli scenari che sembravano prospettarsi erano due, entrambi con possibili ricadute negative: da un lato, la completa e definitiva «satellizzazione» dell’Europa occidentale rispetto agli Stati Uniti, con il corollario non solo dell’eccessiva dipendenza dalla volontà americana, ma anche del perenne timore di un possibile disimpegno statunitense, dovuto al «decoupling» tra gli interessi strategici e le esigenze di sicurezza delle due sponde atlantiche; dall'altro lato, la progressiva «finlandizzazione» delle nazioni europeo-occidentali, come conseguenza del rifiuto della logica della corsa al riarmo e della trasformazione del Vecchio Continente in un teatro dello scontro missilistico tra le due superpotenze: una prospettiva resa possibile dalle tentazioni neutraliste sempre più crescenti tra le opinioni pubbliche e in numerosi ambienti politici dell’Europa occidentale, ed efficacemente sintetizzate nello slogan «better red than dead». Per uscire dall'angolo in cui erano stati costretti dalla loro debolezza militare e politica, i governi dell’Europa occidentale provarono a immaginare una terza opzione: la costruzione di un’autonoma politica europea di sicurezza, non certo per indebolire o svuotare di significato l’Alleanza Atlantica, ma per affiancarla e rafforzarla con una dimensione europea più forte e coesa, dando voce in maniera unitaria alle loro esigenze. Il tentativo di riattivare la UEO rappresentò, quindi, una delle possibili risposte che gli alleati europei proposero come soluzione al dilemma della loro sicurezza.

La politica di sicurezza europea negli anni Ottanta: la ‘riattivazione’ dell’Unione Europea Occidentale

Massimo Bucarelli
2017

Abstract

All'inizio degli anni Ottanta dello scorso secolo, da più paesi membri dell'Unione Europea Occidentale venne avvertita l’esigenza di rilanciare e riformare la UEO, soprattutto in considerazione del mutato quadro internazionale, caratterizzato dalla fine della distensione tra i due blocchi e della ripresa del confronto bipolare, culminato nella crisi degli euromissili, originata dalla decisione di Mosca di schierare in Europa orientale missili di teatro puntati verso le capitali europee occidentali. La nuova minaccia sovietica rese evidente l'estrema debolezza strategica dell'Europa occidentale e la sua assoluta dipendenza dall'ombrello militare e nucleare statunitense. Fu così che nell'ottobre del 1984, in occasione dei cinquant'anni dalla modifica al trattato istitutivo del Patto di Bruxelles, da cui originò l'istituzione della UEO, si tenne a Roma un Consiglio straordinario dei ministri della Difesa e degli Esteri dei paesi membri, con l'obiettivo di riattivarne funzioni e ruolo. La modifica degli equilibri delle forze nucleari nel Vecchio Continente, determinata dalle decisioni sovietiche sui missili di teatro, e le difficoltà emerse nelle relazioni transatlantiche imponevano una serie di riflessioni sul ruolo che l’Europa occidentale avrebbe potuto recitare nel sistema internazionale. Di fronte alla ripresa del serrato confronto bipolare e alla conclamata debolezza militare europea, gli scenari che sembravano prospettarsi erano due, entrambi con possibili ricadute negative: da un lato, la completa e definitiva «satellizzazione» dell’Europa occidentale rispetto agli Stati Uniti, con il corollario non solo dell’eccessiva dipendenza dalla volontà americana, ma anche del perenne timore di un possibile disimpegno statunitense, dovuto al «decoupling» tra gli interessi strategici e le esigenze di sicurezza delle due sponde atlantiche; dall'altro lato, la progressiva «finlandizzazione» delle nazioni europeo-occidentali, come conseguenza del rifiuto della logica della corsa al riarmo e della trasformazione del Vecchio Continente in un teatro dello scontro missilistico tra le due superpotenze: una prospettiva resa possibile dalle tentazioni neutraliste sempre più crescenti tra le opinioni pubbliche e in numerosi ambienti politici dell’Europa occidentale, ed efficacemente sintetizzate nello slogan «better red than dead». Per uscire dall'angolo in cui erano stati costretti dalla loro debolezza militare e politica, i governi dell’Europa occidentale provarono a immaginare una terza opzione: la costruzione di un’autonoma politica europea di sicurezza, non certo per indebolire o svuotare di significato l’Alleanza Atlantica, ma per affiancarla e rafforzarla con una dimensione europea più forte e coesa, dando voce in maniera unitaria alle loro esigenze. Il tentativo di riattivare la UEO rappresentò, quindi, una delle possibili risposte che gli alleati europei proposero come soluzione al dilemma della loro sicurezza.
978-88-9359-097-6
978-88-9359-098-3
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11587/418066
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