“Revolver”, l’album dei Beatles del 1966, non è solo, a detta di molti, il loro capolavoro assieme a “Sgt. Pepper”. È il risultato di una serie di grandi trasformazioni che avvengono, in Gran Bretagna e in tutto il mondo occidentale, nella cultura, nell’arte, nei media, nei costumi, e in generale nella creatività e nel modo di esprimerla e distribuirla iin Europa e in America. A sua volta, i Beatles e i musicisti loro contemporanei, inglesi e americani, si fanno carico di redistribuire - attraverso la loro musica, ma anche tramite le loro dichiarazioni pubbliche e i loro stili di vita - questo complesso intreccio che mette improvvisamente a contatto le arti moderne e contemporanee con i gusti, le opinioni e le conoscenze “a mosaico” della gente comune, e con quei movimenti che saranno definiti “controculturali” o “underground”. Generando così una nuova consapevolezza, e un nuovo esistenzialismo, dove le espressioni artistiche, a partire dalla musica, penetrano profondamente nella nostra vita, e la nostra vita in esse. Nasce la “cultura pop”. La prima forma comunicativa a farne le spese sarà quella della canzone tradizionale, che non sarà più quella di prima: nuovi strumenti destinati alla creazione, alla registrazione, alla diffusione della musica pop (che si trasforma in rock), uniti a una nuova creatività diffusa, faranno nascere quella che è oggi la canzone moderna, “popolare” sì, ma spesso realizzata tramite tecniche e saperi ripresi dal mondo delle arti contemporanee, e dalle sue avanguardie. Le durate si allungano, i testi si allontanano dal sentimentalismo e diventano realistici, narrativi, filosofici, la musica e i suoni si fanno più ambiziosi, mentre il disco assurge a oggetto estetico, e la grafica, il teatro, l’audiovisivo irrompono nel discorso musicale. Il libro indaga a fondo le coordinate culturali di questa metamorfosi: il rapporto dei Beatles e dei loro contemporanei con le avanguardie e le controculture, il ruolo dei mass-media e il nuovo modo di usarli per incrociare espressioni artistiche cólte e popolari, la relazione di reciproca influenza culturale tra gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, il modo in cui quest’ultima seppe appropriarsi della musica afroamericana trasformandola e riformulandola nel pop-rock e nella psichedelia, e, infine, la “terza sponda” delle influenze estremo-orientali nella filosofia, nell’arte, nella musica, nella spiritualità e in una dilagante vena “orientalista” vissuta dall’Occidente nel corso di quei ricchissimi anni Sessanta del Ventesimo secolo.

I primi 4 secondi di Revolver. La cultura pop degli anni Sessanta e la crisi della canzone

SALVATORE, Gianfranco
2016

Abstract

“Revolver”, l’album dei Beatles del 1966, non è solo, a detta di molti, il loro capolavoro assieme a “Sgt. Pepper”. È il risultato di una serie di grandi trasformazioni che avvengono, in Gran Bretagna e in tutto il mondo occidentale, nella cultura, nell’arte, nei media, nei costumi, e in generale nella creatività e nel modo di esprimerla e distribuirla iin Europa e in America. A sua volta, i Beatles e i musicisti loro contemporanei, inglesi e americani, si fanno carico di redistribuire - attraverso la loro musica, ma anche tramite le loro dichiarazioni pubbliche e i loro stili di vita - questo complesso intreccio che mette improvvisamente a contatto le arti moderne e contemporanee con i gusti, le opinioni e le conoscenze “a mosaico” della gente comune, e con quei movimenti che saranno definiti “controculturali” o “underground”. Generando così una nuova consapevolezza, e un nuovo esistenzialismo, dove le espressioni artistiche, a partire dalla musica, penetrano profondamente nella nostra vita, e la nostra vita in esse. Nasce la “cultura pop”. La prima forma comunicativa a farne le spese sarà quella della canzone tradizionale, che non sarà più quella di prima: nuovi strumenti destinati alla creazione, alla registrazione, alla diffusione della musica pop (che si trasforma in rock), uniti a una nuova creatività diffusa, faranno nascere quella che è oggi la canzone moderna, “popolare” sì, ma spesso realizzata tramite tecniche e saperi ripresi dal mondo delle arti contemporanee, e dalle sue avanguardie. Le durate si allungano, i testi si allontanano dal sentimentalismo e diventano realistici, narrativi, filosofici, la musica e i suoni si fanno più ambiziosi, mentre il disco assurge a oggetto estetico, e la grafica, il teatro, l’audiovisivo irrompono nel discorso musicale. Il libro indaga a fondo le coordinate culturali di questa metamorfosi: il rapporto dei Beatles e dei loro contemporanei con le avanguardie e le controculture, il ruolo dei mass-media e il nuovo modo di usarli per incrociare espressioni artistiche cólte e popolari, la relazione di reciproca influenza culturale tra gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, il modo in cui quest’ultima seppe appropriarsi della musica afroamericana trasformandola e riformulandola nel pop-rock e nella psichedelia, e, infine, la “terza sponda” delle influenze estremo-orientali nella filosofia, nell’arte, nella musica, nella spiritualità e in una dilagante vena “orientalista” vissuta dall’Occidente nel corso di quei ricchissimi anni Sessanta del Ventesimo secolo.
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