La posizione di Jung di fronte alla esistenza di Dio è di tipo gnostico, seppure non nel senso stretto della gnosi filosofica antica. A Lui non si arriva per fede o col cuore, ma con la mente e per esperienza. Per certi versi, parrebbe la strada razionale delle catene causali o della dimostra- zione necessaria, come nella proposta di Tommaso D’Aquino. Ma ciò non basta, anche se dell’esistenza di un Logos fonte di ogni cosa e ter- mine di ogni storia ci parlano tutte le cose sia dentro che fuori di noi, come suggeriva Kant. Per cogliere il mistero dobbiamo andare oltre, ire magis et ultra, fare di più. La parola “magia” deriva direttamente dall’avverbio latino magis, “di più” o “maggiormente”, e indica che con essa e con le sue arti pos- siamo andare oltre i vincoli delle leggi naturali, delle normali impossi- bilità. Il mondo della magia, del miracoloso, dello straordinario, è anche quello delle religioni e dei loro miti, dei racconti o delle saghe et- niche e infine delle fiabe della tradizione orale. Gli stessi temi, addirittura quasi gli stessi personaggi sono ricono- scibili in Gilgamesh che giunse sino ai confini del mondo alla vana ri- cerca della vita eterna, Osiride che morendo scese agli inferi per poi risorgere e ascendere al cielo come la stella Sirio che ne porta il nome, il Dio buono Marduch e la sua lotta con le divinità malvagie, la Trimurti induista e le sue incarnazioni, il fanciullo redentore quale prima epifania del Figlio di Dio,il messia Yeshua ben Yosef, meglio conosciuto con il nome di Gesù Cristo. Quanto più esile e debole è l’aspetto – come l’alito di vento, il roveto che arde senza consumarsi, il bambinello nella umile stalla – tanto più grande e divina è la presenza che vi si cela. Nessuna logica della misura e della razionalità ci è d’aiuto nel rico- noscere l’Ente Supremo, perché siamo troppo piccoli e limitati per po- terlo fare. Quale cieco potrebbe mai, usando il tatto, dire a cosa assomiglia un elefante? Se tocca i fianchi, probabilmente direbbe che somiglia a un muro; se tocca la coda, a un cordone; se tocca la probo- scide, a un tubo; se tocca le orecchie, a una vela; se tocca le zanne, a un bastone appuntito... Il mondo della religione e dei miti non cerca tanto spiegazioni (come nelle dimostrazioni matematiche o nelle catene logiche ipotetico-de- duttive che sono il focus del metodo sperimentale da Galileo in poi), ma comprensioni, disvelamenti dalle apparenze, trapassi sostanziali e non accidentali.

Prefazione a: Nutricati A., L'enigma delle fiabe. Oltre i simboli e le parole. Dalla Grecia alla Grecìa

GODINO, Antonio
2016

Abstract

La posizione di Jung di fronte alla esistenza di Dio è di tipo gnostico, seppure non nel senso stretto della gnosi filosofica antica. A Lui non si arriva per fede o col cuore, ma con la mente e per esperienza. Per certi versi, parrebbe la strada razionale delle catene causali o della dimostra- zione necessaria, come nella proposta di Tommaso D’Aquino. Ma ciò non basta, anche se dell’esistenza di un Logos fonte di ogni cosa e ter- mine di ogni storia ci parlano tutte le cose sia dentro che fuori di noi, come suggeriva Kant. Per cogliere il mistero dobbiamo andare oltre, ire magis et ultra, fare di più. La parola “magia” deriva direttamente dall’avverbio latino magis, “di più” o “maggiormente”, e indica che con essa e con le sue arti pos- siamo andare oltre i vincoli delle leggi naturali, delle normali impossi- bilità. Il mondo della magia, del miracoloso, dello straordinario, è anche quello delle religioni e dei loro miti, dei racconti o delle saghe et- niche e infine delle fiabe della tradizione orale. Gli stessi temi, addirittura quasi gli stessi personaggi sono ricono- scibili in Gilgamesh che giunse sino ai confini del mondo alla vana ri- cerca della vita eterna, Osiride che morendo scese agli inferi per poi risorgere e ascendere al cielo come la stella Sirio che ne porta il nome, il Dio buono Marduch e la sua lotta con le divinità malvagie, la Trimurti induista e le sue incarnazioni, il fanciullo redentore quale prima epifania del Figlio di Dio,il messia Yeshua ben Yosef, meglio conosciuto con il nome di Gesù Cristo. Quanto più esile e debole è l’aspetto – come l’alito di vento, il roveto che arde senza consumarsi, il bambinello nella umile stalla – tanto più grande e divina è la presenza che vi si cela. Nessuna logica della misura e della razionalità ci è d’aiuto nel rico- noscere l’Ente Supremo, perché siamo troppo piccoli e limitati per po- terlo fare. Quale cieco potrebbe mai, usando il tatto, dire a cosa assomiglia un elefante? Se tocca i fianchi, probabilmente direbbe che somiglia a un muro; se tocca la coda, a un cordone; se tocca la probo- scide, a un tubo; se tocca le orecchie, a una vela; se tocca le zanne, a un bastone appuntito... Il mondo della religione e dei miti non cerca tanto spiegazioni (come nelle dimostrazioni matematiche o nelle catene logiche ipotetico-de- duttive che sono il focus del metodo sperimentale da Galileo in poi), ma comprensioni, disvelamenti dalle apparenze, trapassi sostanziali e non accidentali.
9788898289721
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