Il modello del distretto ha ancora un suo perché, e a quali condizioni? Il presente studio dimostra come, nell’era della competizione globale e della crisi produttiva italiana, i distretti rimangano un modello valido di organizzazione economica delle attività delle imprese, a condizione tuttavia di assorbire i valori decisivi della cultura e della creatività. Nell’urgenza di una nuova stagione dell’economia locale, infatti, sono i distretti produttivi della creatività, in quanto massima espressione dei neodistretti economici evoluti, quelli che – incorporando la cultura e l’innovazione creativa come i più efficaci driver del cambiamento e interpretando la contemporaneità senza tradire il legame con l’antico territorio – possono ambire a presentarsi come i distretti economici del futuro. Anche per i distretti industriali tipici del made in Italy, la cultura assumerà una rilevanza che non si esaurisce nell’ambito delle sole filiere creative ma diviene risorsa trasversale per favorire i processi innovativi anche nelle filiere più tradizionali del territorio. La presente ricerca, partendo dalle tendenze evolutive dei distretti post-fordisti, analizza poi l’identità dei neodistretti industriali e le relative politiche nell’esperienza italiana, fino a uno studio di caso sul Distretto Puglia Creativa, unico distretto produttivo della creatività riconosciuto con legge regionale. Si propone un modello di analisi organizzativa che implichi un maggior coordinamento di sistema per una policy di intervento più programmata e consapevole, fondata sulla tendenza a bilanciare attività di exploration ed exploitation, sulla capacità di stimolare lo sviluppo del capitale sociale tra le organizzazioni, sull’absorptive capacity degli attori, infine sulla presenza di knowledge gatekeeper capaci di porre il distretto all’interno di reti globali

Le fabbriche della creatività. Un'analisi organizzativa dei distretti evoluti

PALMI, Pamela
2013

Abstract

Il modello del distretto ha ancora un suo perché, e a quali condizioni? Il presente studio dimostra come, nell’era della competizione globale e della crisi produttiva italiana, i distretti rimangano un modello valido di organizzazione economica delle attività delle imprese, a condizione tuttavia di assorbire i valori decisivi della cultura e della creatività. Nell’urgenza di una nuova stagione dell’economia locale, infatti, sono i distretti produttivi della creatività, in quanto massima espressione dei neodistretti economici evoluti, quelli che – incorporando la cultura e l’innovazione creativa come i più efficaci driver del cambiamento e interpretando la contemporaneità senza tradire il legame con l’antico territorio – possono ambire a presentarsi come i distretti economici del futuro. Anche per i distretti industriali tipici del made in Italy, la cultura assumerà una rilevanza che non si esaurisce nell’ambito delle sole filiere creative ma diviene risorsa trasversale per favorire i processi innovativi anche nelle filiere più tradizionali del territorio. La presente ricerca, partendo dalle tendenze evolutive dei distretti post-fordisti, analizza poi l’identità dei neodistretti industriali e le relative politiche nell’esperienza italiana, fino a uno studio di caso sul Distretto Puglia Creativa, unico distretto produttivo della creatività riconosciuto con legge regionale. Si propone un modello di analisi organizzativa che implichi un maggior coordinamento di sistema per una policy di intervento più programmata e consapevole, fondata sulla tendenza a bilanciare attività di exploration ed exploitation, sulla capacità di stimolare lo sviluppo del capitale sociale tra le organizzazioni, sull’absorptive capacity degli attori, infine sulla presenza di knowledge gatekeeper capaci di porre il distretto all’interno di reti globali
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