Anziché godere, nella condivisione, delle opere sue, l’uomo s’è andato abituando a godere dei prodotti e poi dai prodotti ha spostato l’attenzione sul guadagno e ha preteso di accumulare sempre di più sino al punto da far prevalere le cose sulle sulla persone e così il godimento è diventato dapprima piacere edonistico e poi sofferenza del limite ed angoscia della perdita. Si dà tanto valore alle cose che contrappuntano i giorni e le ore da smarrire il senso di una provenienza e la speranza di un incontro, e, fatalmente, il troppo amore per le cose fa perdere senso e valore alla vita. L’ideale del possesso e dell’accumulazione, l’idea regolativa della accelerazione, l’incidenza dell’efficientismo tecnologico e dello scientismo, i contributi della filosofia vitalistica, nelle sue diverse espressioni concorrono tutti ad accreditare “un senso generale del diritto alla felicità terrena” , come già nel 1935 ebbe ad osservare J. Huizinga.“Gli uomini avanzano pretese sulla vita” e così, però, diventano sempre meno capaci di accettare la caducità di ogni momento di benessere terreno e diventano persino incapaci di mantenere vivo il senso del valore della vita. In questo contesto valoriale si fa problematico anche l’intervento educativo il quale, per esprimersi in efficacia, richiederebbe una condizione condivisa di significati e di rinvii valoriali, e invece i valori che la cultura partecipa sospingono verso un orizzonte curvato in una sorta di “ossessione per la vita”, come qualcuno ha detto. C’è tuttavia qualche elemento che può essere utilizzato in positivo per tentare di innescare processi che alla lunga possano risultare risolutivi. Il saggio ne indica almeno due. Il primo riguarda aspetti di contenuto e di intenzionalità, ed orienta il discorso verso i fini; il secondo attiene per molti versi al metodo, ma riconduce pur’esso a considerazioni di tipo valoriale.

Il senso dell’opulenza. Interrogativi sul possesso e sulla fruizione delle cose

PAPARELLA, Nicola
2008-01-01

Abstract

Anziché godere, nella condivisione, delle opere sue, l’uomo s’è andato abituando a godere dei prodotti e poi dai prodotti ha spostato l’attenzione sul guadagno e ha preteso di accumulare sempre di più sino al punto da far prevalere le cose sulle sulla persone e così il godimento è diventato dapprima piacere edonistico e poi sofferenza del limite ed angoscia della perdita. Si dà tanto valore alle cose che contrappuntano i giorni e le ore da smarrire il senso di una provenienza e la speranza di un incontro, e, fatalmente, il troppo amore per le cose fa perdere senso e valore alla vita. L’ideale del possesso e dell’accumulazione, l’idea regolativa della accelerazione, l’incidenza dell’efficientismo tecnologico e dello scientismo, i contributi della filosofia vitalistica, nelle sue diverse espressioni concorrono tutti ad accreditare “un senso generale del diritto alla felicità terrena” , come già nel 1935 ebbe ad osservare J. Huizinga.“Gli uomini avanzano pretese sulla vita” e così, però, diventano sempre meno capaci di accettare la caducità di ogni momento di benessere terreno e diventano persino incapaci di mantenere vivo il senso del valore della vita. In questo contesto valoriale si fa problematico anche l’intervento educativo il quale, per esprimersi in efficacia, richiederebbe una condizione condivisa di significati e di rinvii valoriali, e invece i valori che la cultura partecipa sospingono verso un orizzonte curvato in una sorta di “ossessione per la vita”, come qualcuno ha detto. C’è tuttavia qualche elemento che può essere utilizzato in positivo per tentare di innescare processi che alla lunga possano risultare risolutivi. Il saggio ne indica almeno due. Il primo riguarda aspetti di contenuto e di intenzionalità, ed orienta il discorso verso i fini; il secondo attiene per molti versi al metodo, ma riconduce pur’esso a considerazioni di tipo valoriale.
2008
9788882325558
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