Il saggio “morale come scelta esistenziale” si propone di delineare il percorso filosofico di A. Heller per sottolineare i nessi con le correnti di pensiero che hanno orientato la riflessione etica e politica negli ultimi decenni. Il saggio riprende il tema aristotelico della vita buona per collocarlo entro le coordinate della discussione fra Comunitaristi e Liberali sullo sfondo della contrapposizione fra teleologia e deontologia. La distinzione fra etica e morale conduce la Heller alla decostruzione dell’etica per liberarla dai residui onto-teologici, mentre la scelta esistenziale per la vita buona condurrebbe la morale come scelta di se stessi in quanto persona retta. In questo senso la regola d’oro varrebbe come riferimento procedurale in un universo culturalmente pluralistico per affermare la giustizia ma, sul versante esistenziale e morale, consentirebbe di evitare il pericolo di una prospettiva solipsistica, perché, scegliendo se stesso, il soggetto sceglierebbe l’universale che lo sottende ed al quale egli stesso tende. In questo modo il saggio sottolinea come il tragitto di pensiero della Heller si apra alla ricerca della genesi della responsabilità universale in una dimensione ontologica.

MORALE COME SCELTA ESISTENZIALE - SAGGIO SU AGNES HELLER

BRUNO, Angelo Giuseppe
2004

Abstract

Il saggio “morale come scelta esistenziale” si propone di delineare il percorso filosofico di A. Heller per sottolineare i nessi con le correnti di pensiero che hanno orientato la riflessione etica e politica negli ultimi decenni. Il saggio riprende il tema aristotelico della vita buona per collocarlo entro le coordinate della discussione fra Comunitaristi e Liberali sullo sfondo della contrapposizione fra teleologia e deontologia. La distinzione fra etica e morale conduce la Heller alla decostruzione dell’etica per liberarla dai residui onto-teologici, mentre la scelta esistenziale per la vita buona condurrebbe la morale come scelta di se stessi in quanto persona retta. In questo senso la regola d’oro varrebbe come riferimento procedurale in un universo culturalmente pluralistico per affermare la giustizia ma, sul versante esistenziale e morale, consentirebbe di evitare il pericolo di una prospettiva solipsistica, perché, scegliendo se stesso, il soggetto sceglierebbe l’universale che lo sottende ed al quale egli stesso tende. In questo modo il saggio sottolinea come il tragitto di pensiero della Heller si apra alla ricerca della genesi della responsabilità universale in una dimensione ontologica.
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