Nel volume è stata ripercorsa l'intera opera di Luigi Lanzi, alla ricerca di quei legami intratestuali, giocati su ambiti metaforici costanti, suddivisi in metafore di ciclicità e metafore di continuità. In questo modo è emersa una filosofia cristiana della storia, modellata sul concetto vichiano di storia ideale eterna. Si è cercato inoltre di dar conto di un peculiare gusto lanziano, declinato in base a un inaspettata sintonia con la drammaturgia alfieriana e nutrito di una pietas tragica che predilige scene di martirio. La strategia dell'Abate è quella di un abile polemista che intreccia fonti classiche (Tucidide, Velleio), rinascimentali (Bodin) e settecentesche (Voltaire, Winckelmann, Tiraboschi) in funzione apologetica e antipirronista. Costante, in funzione strutturale, il modello della galleria, nelle sue accezioni storica, ecfrastica e mnemotecnica. Lanzi è stato dunque riconsegnato al secolo che fu suo e alla cultura che gli fu propria, in base a un intento storicizzante che ha cercato di distinguere le varie fasi della ricezione. In particolare si è data ragione dell'appropriazione da parte di Roberto Longhi dei famosi paragoni lanziani in una chiave tutta novecentesca, fedele e al contempo profondamente irrelata all'esperienza dell'Abate. Si è data particolare enfasi alla sequenza Saggio di lingua etrusca, Storia pittorica dell'Italia, Real Galleria, e Lavori e Giornate di Esiodo, opera pressoché ignorata finora dalla critica ma straordinariamente rivelatrice della serrata tensione intellettuale di Lanzi.

LE FILA DEL TEMPO

ROSSI, Massimiliano
2006

Abstract

Nel volume è stata ripercorsa l'intera opera di Luigi Lanzi, alla ricerca di quei legami intratestuali, giocati su ambiti metaforici costanti, suddivisi in metafore di ciclicità e metafore di continuità. In questo modo è emersa una filosofia cristiana della storia, modellata sul concetto vichiano di storia ideale eterna. Si è cercato inoltre di dar conto di un peculiare gusto lanziano, declinato in base a un inaspettata sintonia con la drammaturgia alfieriana e nutrito di una pietas tragica che predilige scene di martirio. La strategia dell'Abate è quella di un abile polemista che intreccia fonti classiche (Tucidide, Velleio), rinascimentali (Bodin) e settecentesche (Voltaire, Winckelmann, Tiraboschi) in funzione apologetica e antipirronista. Costante, in funzione strutturale, il modello della galleria, nelle sue accezioni storica, ecfrastica e mnemotecnica. Lanzi è stato dunque riconsegnato al secolo che fu suo e alla cultura che gli fu propria, in base a un intento storicizzante che ha cercato di distinguere le varie fasi della ricezione. In particolare si è data ragione dell'appropriazione da parte di Roberto Longhi dei famosi paragoni lanziani in una chiave tutta novecentesca, fedele e al contempo profondamente irrelata all'esperienza dell'Abate. Si è data particolare enfasi alla sequenza Saggio di lingua etrusca, Storia pittorica dell'Italia, Real Galleria, e Lavori e Giornate di Esiodo, opera pressoché ignorata finora dalla critica ma straordinariamente rivelatrice della serrata tensione intellettuale di Lanzi.
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