Il processo di sviluppo europeo, dal XVI secolo in poi, si è avviato insieme con un progressivo aumento della popolazione. A partire dal XVIII secolo la crescita della popolazione europea ha subito un’accelerazione senza precedenti. Questa espansione si è prolungata per quasi due secoli manifestando i primi segni di un progressivo rallentamento, e successivo arresto, a partire dalla fine del XIX secolo. Per i paesi europei questo fenomeno è stato spiegato attraverso una relazione inversa fra la crescita della popolazione e un insieme di fenomeni economici, politici e sociali. Infatti, con l’aumento del reddito pro-capite, con la diffusione dell’istruzione obbligatoria, di miglioramenti sanitari e di metodi di controllo delle nascite, si è progressivamente assottigliato il divario fra il tasso di mortalità e il tasso di natalità. Questo è il quadro storico generale entro cui si sviluppa questa ricerca. Si cerca di vedere come, nel pensiero economico europeo, moderno e contemporaneo, viene percepito e descritto il processo che ha condotto, in un primo momento, alla transizione demografica nei paesi di più antica industrializzazione e, più di recente, nei paesi arretrati e sottosviluppati. In linea generale gli economisti hanno interpretato l’andamento demografico in funzione delle prospettive di sviluppo economico e del benessere. L’analisi storica ha messo in evidenza due punti di svolta nel pensiero economico occidentale che riguardano l’interpretazione della dinamica demografica in funzione delle prospettive di sviluppo. Il primo in corrispondenza del passaggio dal pensiero mercantilista a quello classico ed il secondo nel passaggio da quest’ultimo a quello marginalista e neoclassico. Ciò che metteremo in evidenza in questo lavoro è che mentre il primo punto di svolta è rintracciabile in modo chiaro nella letteratura economica classica, il secondo punto di svolta non è così chiaramente individuabile.

Popolazione, Sviluppo e Benessere. La riflessione degli economisti dall'età moderna all'età contemporanea

SUNNA, Claudia
2004

Abstract

Il processo di sviluppo europeo, dal XVI secolo in poi, si è avviato insieme con un progressivo aumento della popolazione. A partire dal XVIII secolo la crescita della popolazione europea ha subito un’accelerazione senza precedenti. Questa espansione si è prolungata per quasi due secoli manifestando i primi segni di un progressivo rallentamento, e successivo arresto, a partire dalla fine del XIX secolo. Per i paesi europei questo fenomeno è stato spiegato attraverso una relazione inversa fra la crescita della popolazione e un insieme di fenomeni economici, politici e sociali. Infatti, con l’aumento del reddito pro-capite, con la diffusione dell’istruzione obbligatoria, di miglioramenti sanitari e di metodi di controllo delle nascite, si è progressivamente assottigliato il divario fra il tasso di mortalità e il tasso di natalità. Questo è il quadro storico generale entro cui si sviluppa questa ricerca. Si cerca di vedere come, nel pensiero economico europeo, moderno e contemporaneo, viene percepito e descritto il processo che ha condotto, in un primo momento, alla transizione demografica nei paesi di più antica industrializzazione e, più di recente, nei paesi arretrati e sottosviluppati. In linea generale gli economisti hanno interpretato l’andamento demografico in funzione delle prospettive di sviluppo economico e del benessere. L’analisi storica ha messo in evidenza due punti di svolta nel pensiero economico occidentale che riguardano l’interpretazione della dinamica demografica in funzione delle prospettive di sviluppo. Il primo in corrispondenza del passaggio dal pensiero mercantilista a quello classico ed il secondo nel passaggio da quest’ultimo a quello marginalista e neoclassico. Ciò che metteremo in evidenza in questo lavoro è che mentre il primo punto di svolta è rintracciabile in modo chiaro nella letteratura economica classica, il secondo punto di svolta non è così chiaramente individuabile.
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