Il testo analizza la consistenza del fenomeno fazionario a Milano, con riferimento in particolare alle fazioni dei guelfi e dei ghibellini ed all’età visconteo-sforzesca, ovvero al periodo compreso tra la seconda metà del XIII e la prima metà del XVI secolo. Il caso milanese si presenta in effetti come particolare, dato che nella metropoli lombarda – a differenza di quanto sosteneva un osservatore peraltro attento, come l’ambasciatore veneziano Gian Giacomo Caroldo (intorno agli anni Venti del Cinquecento) – le stesse denominazioni guelfi e ghibellini presentano un carattere tendenzialmente carsico e discontinuo ed anche un mutevole contenuto politico. Le due fazioni conobbero cioè periodi di indiscutibile visibilità, accanto ad altri in cui sembrarono invece restare essenzialmente nell’ombra. I periodici “risvegli” dei partiti guelfo e ghibellino si verificarono solitamente in presenza dei momenti di maggiore crisi politica, dinastica e/o istituzionale della compagine viscontea-sforzesca. Ma i caratteri dei due gruppi e la loro configurazione sociale non furono sempre gli stessi, e anzi tendenzialmente mutarono di volta in volta, assumendo ogni volta valenze e connotati diversi. Questa mutevolezza si manifestò peraltro in modo diseguale tra le due fazioni. Mentre infatti nel caso dei ghibellini si può quanto meno riscontrare – per un cospicuo numero di famiglie dell’élite cittadina – un senso più spiccato di identità fazionaria (ed anche una memoria relativamente consolidata e continuativa di questa peculiare appartenenza politica), il caso dei guelfi appare in realtà differente. Questi ultimi infatti, al di là di alcune eccezioni (che presentano tratti analoghi a quelli delle casate ghibelline), ebbero in genere un connotato puramente negativo, nel senso che i loro tratti furono in genere molto più cangianti e discontinui, e finirono di fatto per essere, di volta in volta, identificati più che altro con coloro che nelle diverse circostanze si trovarono ad essere riconosciuti come i “nemici” o gli avversari dei ghibellini.

Il binomio imperfetto: alcune osservazioni su guelfi e ghibellini a Milano in età visconteo-sforzesca

SOMAINI, Francesco
2005

Abstract

Il testo analizza la consistenza del fenomeno fazionario a Milano, con riferimento in particolare alle fazioni dei guelfi e dei ghibellini ed all’età visconteo-sforzesca, ovvero al periodo compreso tra la seconda metà del XIII e la prima metà del XVI secolo. Il caso milanese si presenta in effetti come particolare, dato che nella metropoli lombarda – a differenza di quanto sosteneva un osservatore peraltro attento, come l’ambasciatore veneziano Gian Giacomo Caroldo (intorno agli anni Venti del Cinquecento) – le stesse denominazioni guelfi e ghibellini presentano un carattere tendenzialmente carsico e discontinuo ed anche un mutevole contenuto politico. Le due fazioni conobbero cioè periodi di indiscutibile visibilità, accanto ad altri in cui sembrarono invece restare essenzialmente nell’ombra. I periodici “risvegli” dei partiti guelfo e ghibellino si verificarono solitamente in presenza dei momenti di maggiore crisi politica, dinastica e/o istituzionale della compagine viscontea-sforzesca. Ma i caratteri dei due gruppi e la loro configurazione sociale non furono sempre gli stessi, e anzi tendenzialmente mutarono di volta in volta, assumendo ogni volta valenze e connotati diversi. Questa mutevolezza si manifestò peraltro in modo diseguale tra le due fazioni. Mentre infatti nel caso dei ghibellini si può quanto meno riscontrare – per un cospicuo numero di famiglie dell’élite cittadina – un senso più spiccato di identità fazionaria (ed anche una memoria relativamente consolidata e continuativa di questa peculiare appartenenza politica), il caso dei guelfi appare in realtà differente. Questi ultimi infatti, al di là di alcune eccezioni (che presentano tratti analoghi a quelli delle casate ghibelline), ebbero in genere un connotato puramente negativo, nel senso che i loro tratti furono in genere molto più cangianti e discontinui, e finirono di fatto per essere, di volta in volta, identificati più che altro con coloro che nelle diverse circostanze si trovarono ad essere riconosciuti come i “nemici” o gli avversari dei ghibellini.
9788883341816
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