Una recente rilettura di alcune pagine di G. Cives, ha messo in evidenza due categorie già presenti, nella riflessione di questo autore negli anni sessanta e settanta, che meritano una vasta riconsiderazione: la categoria della mediazione e quella della complessità. Nel saggio si rileva una continuità logica fra mediazione e complessità: la discontinuità e la frammentazione avvertite nella società contemporanea sono espressione della nostra difficoltà a cogliere il complesso nelle sue relazioni, a conciliare le antinomie, a ricondurre i fenomeni a leggi, a definire le regole ed i parametri che governano i processi. C’è sempre qualcosa che sfugge alla catalogazione, alla codificazione sistematica dell’induzione e della deduzione, alla pretesa di conoscere senza comprendere la totalità, che spesso risulta intelligibile più per intuizione che per analisi. Lla complessità del reale e l’ambiguità del pensiero sono motivo di richiamo alle esigenza della riflessione problematizzante: che consente di evitare i rischi di relativismo come quelli di dogmatismo. I temi della complessità e della mediazione vengono riconsiderati alla luce della ipotesi culturalista propria delle ultime ricerche di J. Bruner e della proposta etica e metodologica di E. Morin. Nel Bruner degli ultimi lavori la mediazione è il fulcro della pedagogia della reciprocità: la negoziazione dei significati comporta il confronto fra le menti, l’accordo produttivo fra diversi. Nella prospettiva culturalista mediare vuol dire consentire la comunicazione tra distinti codici metacognitivi, oltre che fra lingue diverse poiché la complessità sociale rende difficile anche l’accordo tra le menti di coloro che parlano la stessa lingua. La pedagogia culturalista che si propone come interattiva ed intersoggettiva ed implica reciprocità e mediazione, introduce il concetto di negoziazione, problematico non meno di quello di mediazione per il rischio di relativismo cui si espone se mancano . La proposta Moreniana evidenzia che l’uomo contemporaneo stenta ad assumere piena consapevolezza dell’istanza di dialogo, di collaborazione di confronto e di condivisione che pervade l’universo plurietnico, plurideologico e pluriculturale in cui viviamo e pone l’esigenza di una “educazione etica universale” che apra possibilità di scambio e di negoziazione. La crescita umana in termini di consapevolezza etica e di responsabilità, che da più parti oggi si auspica, è evento contingente che obbliga, al di là di ogni intenzionalità e progettualità educativa, a considerare la problematicità dell’impegno e la possibile negatività dei risultati . Alla luce del rapporto tra complessità, sviluppo e incertezza l’educazione è chiamata a leggere la complessità sociale nei suoi aspetti di sviluppo con un approccio metodologico d’impronta sistemica, anche per distinguere sviluppo riproduttivo e sviluppo creativo, incremento quantitativo e crescita qualitativa. L’approccio sistemico offre un’ampiezza di quadri interpretativi particolarmente valida per definire i parametri di una mediazione capace di cogliere gli aspetti d’interdipendenza fra i sistemi di significato propri della diverse menti e delle diverse culture, per comprendere la direzione, il ritmo, il senso della crescita personale senza incorrere nei riduttivismi talvolta presenti nelle posizioni dello strutturalismo e nelle prospettive del funzionalismo. La stessa nozione di sviluppo, cui la mediazione è finalizzata, esige una riconsiderazione critica; è necessario superare l’idea di un modello di riferimento, ed occorre interrogarsi sulle diverse vie di accesso allo sviluppo e su come queste possano agire in rapporto alle differenti condizioni socio economiche culturali. Nell’esperienza educativa, come in quella sociale, la mediazione, in quanto attività di comprensione o interpretazione della realtà è fondamentale tanto per l’evoluzione personale quanto per lo sviluppo della cultura. I significati condivisi, in quanto vengono negoziati in scambi interattivi, hanno valenza profondamente sociale; la mediazione è, per certi versi, un processo di negoziazione che opera una continua modificazione e ricostruzione delle identità ed una permanente ri-costruzione della realtà culturale.

Mediazione culturale ed educazione universale

PERUCCA, Angela
2006

Abstract

Una recente rilettura di alcune pagine di G. Cives, ha messo in evidenza due categorie già presenti, nella riflessione di questo autore negli anni sessanta e settanta, che meritano una vasta riconsiderazione: la categoria della mediazione e quella della complessità. Nel saggio si rileva una continuità logica fra mediazione e complessità: la discontinuità e la frammentazione avvertite nella società contemporanea sono espressione della nostra difficoltà a cogliere il complesso nelle sue relazioni, a conciliare le antinomie, a ricondurre i fenomeni a leggi, a definire le regole ed i parametri che governano i processi. C’è sempre qualcosa che sfugge alla catalogazione, alla codificazione sistematica dell’induzione e della deduzione, alla pretesa di conoscere senza comprendere la totalità, che spesso risulta intelligibile più per intuizione che per analisi. Lla complessità del reale e l’ambiguità del pensiero sono motivo di richiamo alle esigenza della riflessione problematizzante: che consente di evitare i rischi di relativismo come quelli di dogmatismo. I temi della complessità e della mediazione vengono riconsiderati alla luce della ipotesi culturalista propria delle ultime ricerche di J. Bruner e della proposta etica e metodologica di E. Morin. Nel Bruner degli ultimi lavori la mediazione è il fulcro della pedagogia della reciprocità: la negoziazione dei significati comporta il confronto fra le menti, l’accordo produttivo fra diversi. Nella prospettiva culturalista mediare vuol dire consentire la comunicazione tra distinti codici metacognitivi, oltre che fra lingue diverse poiché la complessità sociale rende difficile anche l’accordo tra le menti di coloro che parlano la stessa lingua. La pedagogia culturalista che si propone come interattiva ed intersoggettiva ed implica reciprocità e mediazione, introduce il concetto di negoziazione, problematico non meno di quello di mediazione per il rischio di relativismo cui si espone se mancano . La proposta Moreniana evidenzia che l’uomo contemporaneo stenta ad assumere piena consapevolezza dell’istanza di dialogo, di collaborazione di confronto e di condivisione che pervade l’universo plurietnico, plurideologico e pluriculturale in cui viviamo e pone l’esigenza di una “educazione etica universale” che apra possibilità di scambio e di negoziazione. La crescita umana in termini di consapevolezza etica e di responsabilità, che da più parti oggi si auspica, è evento contingente che obbliga, al di là di ogni intenzionalità e progettualità educativa, a considerare la problematicità dell’impegno e la possibile negatività dei risultati . Alla luce del rapporto tra complessità, sviluppo e incertezza l’educazione è chiamata a leggere la complessità sociale nei suoi aspetti di sviluppo con un approccio metodologico d’impronta sistemica, anche per distinguere sviluppo riproduttivo e sviluppo creativo, incremento quantitativo e crescita qualitativa. L’approccio sistemico offre un’ampiezza di quadri interpretativi particolarmente valida per definire i parametri di una mediazione capace di cogliere gli aspetti d’interdipendenza fra i sistemi di significato propri della diverse menti e delle diverse culture, per comprendere la direzione, il ritmo, il senso della crescita personale senza incorrere nei riduttivismi talvolta presenti nelle posizioni dello strutturalismo e nelle prospettive del funzionalismo. La stessa nozione di sviluppo, cui la mediazione è finalizzata, esige una riconsiderazione critica; è necessario superare l’idea di un modello di riferimento, ed occorre interrogarsi sulle diverse vie di accesso allo sviluppo e su come queste possano agire in rapporto alle differenti condizioni socio economiche culturali. Nell’esperienza educativa, come in quella sociale, la mediazione, in quanto attività di comprensione o interpretazione della realtà è fondamentale tanto per l’evoluzione personale quanto per lo sviluppo della cultura. I significati condivisi, in quanto vengono negoziati in scambi interattivi, hanno valenza profondamente sociale; la mediazione è, per certi versi, un processo di negoziazione che opera una continua modificazione e ricostruzione delle identità ed una permanente ri-costruzione della realtà culturale.
9788888550671
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11587/110995
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