Le Mans ‘66 prende le mosse dalla vittoria di Carroll Shelby alla 24 ore di Le Mans del 1959 e si conclude nell’anno del titolo. Non è uno stile nostalgico quello di Mangold, non c’è alcuna intenzione di allestire un museo per immagini, né di regredire a un’età dell’oro. Nel caso specifico di Le Mans ‘66, l’epos sportivo è totalmente al servizio di una visione politica, finanche ideologica, del rapporto tra uomo e macchina a vari livelli e con vari esiti a cui il film stesso assegna un differente giudizio di valore. La relazione tra uomo e macchina intesa come automobile è accessibile in profondità soltanto a pochi eletti, paragonabili ad artisti: Carroll Shelby, prima pilota poi costruttore e designer di auto, senz’altro lo è stato, e Ken Miles, pilota e poi leggenda, lo è stato al massimo grado. Questo è il motivo per cui soltanto Enzo Ferrari, dalla tribuna di Le Mans, con un semplice cenno del capo, attribuisce a Miles la vittoria morale della gara: soltanto un artista ne riconosce un altro. Il pilota e il designer rappresentano l’élite che comprende la struttura della macchina e la domina, ma sono individui destinati a soccombere.

Welcome to the machine

Luca Bandirali
2019

Abstract

Le Mans ‘66 prende le mosse dalla vittoria di Carroll Shelby alla 24 ore di Le Mans del 1959 e si conclude nell’anno del titolo. Non è uno stile nostalgico quello di Mangold, non c’è alcuna intenzione di allestire un museo per immagini, né di regredire a un’età dell’oro. Nel caso specifico di Le Mans ‘66, l’epos sportivo è totalmente al servizio di una visione politica, finanche ideologica, del rapporto tra uomo e macchina a vari livelli e con vari esiti a cui il film stesso assegna un differente giudizio di valore. La relazione tra uomo e macchina intesa come automobile è accessibile in profondità soltanto a pochi eletti, paragonabili ad artisti: Carroll Shelby, prima pilota poi costruttore e designer di auto, senz’altro lo è stato, e Ken Miles, pilota e poi leggenda, lo è stato al massimo grado. Questo è il motivo per cui soltanto Enzo Ferrari, dalla tribuna di Le Mans, con un semplice cenno del capo, attribuisce a Miles la vittoria morale della gara: soltanto un artista ne riconosce un altro. Il pilota e il designer rappresentano l’élite che comprende la struttura della macchina e la domina, ma sono individui destinati a soccombere.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11587/440573
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